... e la sua Storia
Vesuvio
dalla
Redazione
Osservatorio:
Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie
dal 1830 al 1859, il 3 settembre 1841 diede avvio alla costruzione dell'Osservatorio
Meteorologico Vesuviano, il primo osservatorio vulcanologico del mondo. L'edificio fu
solennemente inaugurato il 28 settembre 1845 e consegnato al direttore, il celebre fisico
Macedonio Melloni, nel marzo 1848.
Per oltre 150 anni la presenza dell'Osservatorio ha permesso la minuziosa osservazione
delle eruzioni e dei loro precursori, la raccolta sistematica dei prodotti emessi dal
vulcano, la progettazione e la sperimentazione di nuovi strumenti scientifici, tanto da
fare del Vesuvio il vulcano più conosciuto e meglio studiato al mondo.
L'Osservatorio Vesuviano gestisce reti sismiche locali, tra cui quelle del Vesuvio, dei
Campi Flegrei e di Ischia, con lo scopo di sorvegliare le aree vulcaniche napoletane.
La rete sismica permanente del Vesuvio è costituita da dieci stazioni di rilevamento, di
cui nove sono distribuite sull'edificio vulcanico e una si trova a Nola, a circa 15
chilometri dal cratere.
Una rete mobile digitale, inoltre, permette di aumentare la densità di stazioni nella
parte centrale della rete, per migliorare la precisione della localizzazione dei terremoti
e l'analisi dei meccanismi focali.
Si ringrazia per la cortese collaborazione, la grande disponibilità e l'amore per la sua
"Montagna" la dottoressa Adriana Nave
Vesuvio
Cratere del Vesuvio
L'attività vulcanica nell'area vesuviana è iniziata circa 300.000 anni fa e ha formato
nel tempo il complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, costituito da due edifici: il Monte
Somma e il più recente Vesuvio. Il Somma crebbe per accumulo di colate laviche e di
depositi di eruzioni esplosive di bassa energia. L'apice dell'edificio, che potrebbe aver
raggiunto un'altezza di circa 2.000 m., sprofondò dopo una violenta eruzione esplosiva di
tipo pliniano, circa 18.000 anni fa. In seguito a questo evento si creò una caldera alla
sommità la cui forma fu modificata ripetutamente durante le eruzioni pliniane successive.
Nella caldera del Monte Somma è poi cresciuto il Vesuvio.
Prima del 79 d.C., l'attività del Somma-Vesuvio è stata caratterizzata da 4 eruzioni di
grande energia (pliniane), precedute da periodi di riposo di varie centinaia d'anni e da
eruzioni esplosive di energia di poco inferiore (subpliniane), precedute da periodi di
riposo di qualche secolo. Dopo il 79 d.C., il Vesuvio ha visto il succedersi di fasi con
frequenti eruzioni (esplosive, effusive e miste) e fasi di riposo anche molto lunghe,
interrotte poi da violente eruzioni esplosive come quella subpliniana del 472. L'ultima
eruzione subpliniana, avvenuta nel 1631, è stata preceduta da un periodo di riposo durato
quasi cinque secoli.
Dopo il 1631 e fino al 1944, il Vesuvio è stato caratterizzato da frequenti eruzioni di
non grande energia, ma spesso di notevole effetto spettacolare.
La storia del Vesuvio, ricostruita combinando le informazioni dedotte da cronache e
documenti storici con i risultati dello studio dei prodotti delle varie eruzioni, mostra
che il vulcano è stato caratterizzato dall'alternanza tra periodi di intensa attività,
in cui il condotto è aperto, e lunghi periodi a condotto ostruito. Durante i periodi di
riposo il serbatoio magmatico è alimentato dal profondo, cambia la composizione chimica
del magma e aumenta il potenziale esplosivo. Il periodo di riposo è interrotto da
un'eruzione esplosiva, tanto più violenta quanto più lungo è stato il
riposo. Questa eruzione lascia alle volte il condotto aperto, dando inizio a un periodo di
attività con frequenti eruzioni di debole energia.
L'ultima fase di attività è durata tre secoli e si è conclusa con l'eruzione del '44,
che ha segnato l'inizio di un periodo di riposo, la cui durata è impossibile da
prevedere. Durante questo periodo il vulcano ha dato solo modesti segni di vita quali
attività fumaroliche, prevalentemente all'interno del cratere, e terremoti di bassa
energia. La sua storia indica che il vulcano non può essere considerato estinto ed è
altamente probabile che la quiescenza attuale venga prima o poi interrotta da una nuova,
violenta, eruzione.
L'eruzione del 79 d.C.
L'eruzione iniziò il 24 agosto del 79 d.C. verso mezzogiorno. La prima fase
eruttiva fu caratterizzata da forti esplosioni freatomagmatiche. Dopo questa fase,
esplosioni magmatiche si susseguirono fino al mattino del giorno seguente, alimentando una
colonna costituita prevalentemente da gas, pomici e ceneri che si innalzò fino a 30
chilometri. La parte alta della colonna si espanse, assumendo la forma della chioma di un
pino, e fu spinta dai venti verso sud-est. Le particelle in essa contenute caddero al
suolo, formando uno spesso strato di pomici che a Pompei e Oplonti raggiunse 2-3 m. di
spessore. Parziali collassi della colonna eruttiva generarono flussi piroclastici che
scorsero ad alta velocità lungo i fianchi del vulcano, raggiunsero e distrussero
Ercolano. La città di Pompei, molto più lontana, non venne raggiunta e la maggior parte
dei suoi abitanti sopravvisse.
Durante le ultime ore della notte l'intensità dell'attività eruttiva diminuì.
Alle prime ore del mattino dl 25 agosto, un'esplosione freatomagmatica generò flussi
piroclastici, turbolenti - i terribili "base-surge" - che, viaggiando alla
velocità di un uragano, scesero lungo le pendici del vulcano, devastarono le aree
circostanti fino a distanze di 15 chilometri e causarono numerose vittime anche tra gli
abitanti di Pompei che erano sopravvissuti alla prima fase dell'eruzione. Nel corso della
giornata la esplosioni diminuirono d'intensità e, in serata cessarono del tutto,
lasciando una grossa coltre di ceneri e pomici su un'area vastissima. Le abbondanti
piogge, provocate anche dall'immissione nell'atmosfera di enormi quantità di vapore e di
particelle fini, mobilizzarono questo materiale, formando dense colate di fango che
discesero dai fianchi del vulcano e dei
rilievi appenninici lungo le valli, devastando ulteriormente il territorio dell'area
vesuviana.
L'eruzione del 1631
L'eruzione del 1631 è stata la più violenta e distruttiva della storia del Vesuvio
nell'ultimo millennio. Dopo un lungo periodo di quiescenza, circa 5 secoli, preceduto da
una serie di fenomeni precursori, quali terremoti e sollevamenti del suolo, il vulcano si
risvegliò causando la morte di circa 6.000 persone e la devastazione di un'area di quasi
500 Km.2. L'eruzione iniziò alle 7 del mattino del 16 dicembre, con la formazione di una
colonna eruttiva di circa 15 Km., da cui cominciarono a cadere pomici e ceneri nell'area a
est del Vesuvio. Alle 10 del mattino del 17 dicembre, dal
cratere centrale si generarono flussi piroclastici, nubi di gas cariche di frammenti di
magma che, scorrendo a grande velocità lungo i fianchi occidentale e meridionale del
vulcano, distrussero tutto ciò che incontrarono nel loro cammino. Nella notte tra il 16 e
il 17, e nel pomeriggio del 17, le abbondanti piogge mobilizzarono la copertura di ceneri
incoerenti causando la formazione di colate di fango. Le colate scesero sia dai fianchi
del vulcano, sia dalle pendici dei contrafforti appenninici a nord e nord-est.
La fase parossistica dell'eruzione durò tre giorni, suscitando un enorme panico tra la
popolazione. Vi furono per le strade di Napoli confessioni pubbliche di peccati,
accompagnate da straordinarie manifestazioni di penitenza, e furono organizzate
processioni con la statua e il sangue di S.Gennaro, affinché il patrono placasse quella
collera divina di cui l'esplosione del Vesuvio sembrava l'indubitabile segno.
Il conte di Monterrey, viceré di Napoli dal gennaio di quell'anno, inviò alcune navi a
raccogliere i sopravvissuti di Torre del Greco e Torre Annunziata. Dopo qualche mese,
profondamente turbato dall'evento, fece apporre a Portici una lapide che esorta i posteri
a non dimenticare la natura della montagna, e a riconoscere prontamente i precursori di
un'eruzione vulcanica.
L'eruzione del 1944
Il 18 marzo del 1944, durante l'occupazione delle truppe alleate, iniziò l'ultima
eruzione del Vesuvio, che concluse un periodo di attività cominciato nel 1914, durante il
quale si erano verificate soltanto modeste eruzioni dal cratere centrale.
Tra il 1914 e il 1944, le lave e le scorie prodotte dal vulcano avevano riempito il
cratere, largo 720 m. e profondo 600 m., che si era formato durante la precedente eruzione
del 1906.
Un conetto di scorie emergeva dal cratere.
13-17 marzo
Il conetto di scorie comincia a franare e l'attività sismica diviene più intensa. Si
forma e subito collassa un nuovo cono di scorie.
18 marzo
L'eruzione inizia nel pomeriggio con lanci di scorie. Alle 16.30 una colata lavica tracima
dalla parte settentrionale del cratere e raggiunge la Valle dell'Inferno alle 22.30. Quasi
contemporaneamente un'altra colata trabocca dalla parte meridionale del cratere. Alle 23
si ha anche una fuoriuscita di lava dalla parte occidentale del cratere: la colata
costeggia il binario della funicolare e interrompe la ferrovia.
19 marzo
Alle 11 la lava si riversa lungo il Fosso della Vetrana.
20 marzo
Tra il pomeriggio e la notte, nuove colate tracimano dalla parte settentrionale del
cratere. Tutta l'attività effusiva è accompagnata da tremore sismico con ampiezza
crescente fino a metà della giornata.
21 marzo
La colata meridionale si arresta a una quota di circa 300 m. sul livello del mare. Nella
notte, la colata settentrionale raggiunge S. Sebastiano e Massa di Somma e si divide in
due rami che avanzano in direzione di Cercola, da cui in serata distano circa 1,5 km. S.
Sebastiano e Massa di Somma vengono evacuati e i 10.000 abitanti trasferiti a Portici.
Intorno alle 17, iniziano a formarsi spettacolari fontane di lava, l'ultima delle quali
dura circa 5 ore e raggiunge un'altezza di quasi 1.000 m. Frammenti di lava e ceneri
spostati dai venti in quota, si depositano sulle aree sud-orientali del vulcano, tra Angri
e Pagani. I frammenti più piccoli raggiungono distanze di
oltre 200 km. verso sud-est. Scorie fino a un chilogrammo di peso raggiungono l'abitato di
Poggiomarino, a circa 11 km. dal cratere. Grandi quantità di scorie ancora calde si
accumulano sui fianchi del Gran Cono.
Continua il tremore sismico, con massimi di ampiezza in coincidenza con l'emissione delle
fontane di lava.
22 marzo
Verso le 13 l'eruzione raggiunge la massima intensità. Una colonna di gas e cenere sale
fino a un'altezza di circa 6 km. La parte alta della colonna viene spinta dal vento verso
sud-est, cenere e scorie cadono sui versanti
sud-orientali del vulcano. Parziali collassi della colonna eruttiva formano piccoli flussi
piroclastici che scorrono lungo i fianchi del cono. Un intenso tremore sismico accompagna
tutta questa fase, durante la quale il cratere si allarga progressivamente.
23 marzo
Una serie di esplosioni sono causate dall'ingresso di acqua nel condotto vulcanico e si
verificano sciami di terremoti. Le esplosioni generano colonne di cenere, che vengono
spinte dal vento verso sud-ovest, e piccoli flussi piroclastici scorrono lungo i fianchi
del cono.
29 marzo
L'eruzione termina. La morfologia dell'area sommitale del cono risulta profondamente
modificata con una nuova grande depressione craterica, la stessa visibile oggi.
L'eruzione del ' 44, benché di energia moderata, causò la morte di alcune decine di
persone per il crollo dei tetti e determinò gravi danni a S.Sebastiano e Massa di Somma.
ALEVERDE di
ALENAPOLI TOUR
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