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Villa Rufolo
è a breve distanza. Essa fa sentire il fascino ravellese della natura e dell'arte in
singolare e felice armonia. Dal vestibolo della torre d'ingresso deputata
all'avvistamento, attraverso un viale alberato si giunge al palazzo a tre piani: originari
o in parte rifatti sono il salone, diviso in due navate da basse colonne, il bagno a
pianta rettangolare, la cappella con volte a botte. A sinistra è la torre maggiore, alta
circa trenta metri, a tre piani; ha un arco ogivale d'ingresso e due bifore su ogni lato
del secondo piano.
A destra è il chiostro moresco vera e propria gemma incastonata nella bella villa con
logge su colonnine in stile arabo siculo. Attraverso il viale si perviene al magico
giardino sullo strapiombo, dove Richard Wagner il 26 maggio 1880, rapito dalla musicalità
di luci e di colori, dinanzi all'azzurro spazio risonante di celesti armonie, in un impeto
trionfale esclamò: "Ecco trovato il magico giardino di Klingsor". |
Come il musicista così lo scrittore. Qui
Giovanni Boccaccio trovò lo sfondo malioso della villa, donatrice di sogni infiniti, ove
si diedero convegno "le donne e i tre giovani" per le cento novelle. Il
vertiginoso panorama fa da sfondo ogni estate al festival in onore di Wagner.
Nei pressi è Villa Cimbrone la cui storia é legata all'incontro tra Nicola Mansi
sarto ravellese emigrato in Inghilterra e mister Ernest William Beckett. Ques'ultimo avuto
conoscenza dal Mansi del sito più panoramico di Ravello, "Cimbrone",
l'acquistò dai Signori Amici di Atrani. Fino ad allora Cimbrone non era altro che un
vasto podere ove allignavano rovi e sterpi. Divenuto custode e fattore del Lord, spinto da
un innato senso artistico, l'ex sarto intraprese un'opera di ricostruzione ed
abbellimento. Con maestranze locali, quel fondo venne trasformato in una villa
caratteristica, che stupisce per le singolari bellezze e per la varietà di suppellettili
antiche, acquistate dappertutto. Il primo assaggio della manifestazione artistica,
espressa con grande maestria dal Mansi, l'abbiamo in quel gioiello rappresentato dal
chiostrino.
Questo graziosissimo cortiletto, che sorge a sinistra dell'ingresso è illeggiadrito da
bifore e da due archi d'ingresso poggianti su colonne. A sinistra una porticina immette in
una caratteristica sala a terrazza detta Cripta. Si tratta di una costruzione veramente
originale, piena di maestà ed armonia, ove la solitudine si tramuta in una festa per chi
guarda e contempla. A destra del chiostrino è posta una torre di difesa quadrata e
merlata a quattro piani incorporata al castello tutto decorato e di imitazione a villa
Rufolo essa ha ospitato insigni personaggi della scienza, dell'arte, della politica,
nonché del cinema come Greta Garbo. I suoi interni sono ricchi di statue, bassorilievi,
mobili antichi, arazzi e dipinti. Di fronte e` un`altra torre di abbellimento terminante a
prisma e coperta da maioliche. A destra e` un atrio detto delle sirene. Attraversando il
viale dell'immensità, fra giardini e boschetti, si perviene al Tempietto
di Cerere e successivamente alla Terrazza
dell'infinito adorna dei busti antichi dei sette re di Roma e sospesa tra il cielo ed il
mare. "Affacciandosi
da questo balcone pare vengano le vertigini, quando però l'occhio ha preso contatto
allora non ci si vorrebbe più allontanare dalla sconfinata contemplazione".
Nei pressi sono il Belvedere di Mercurio con la statua bronzea del messaggero
degli dei; il Tempio di Venere dove è posta una statua della giovane dea modellata con
ritmo armonico nel suo realistico nudo; il Tempietto di Bacco in stile greco in cui sono
custodite le ceneri di lord Beckett; il Tea room sala rettangolare, con pilastri
maiolicati e pareti ornate d'arabeschi.
Una
gradinata a sinistra di Piazza Vescovado conduce al Palazzo Confalone, della cui struttura
originaria conserva il cortile duecentesco, al Municipio più` volte ristrutturato che
risale al XI secolo, al Palazzo dell'antica famiglia gentilizia dei Sasso, attualmente
adibito ad albergo, e oltre, su una piazzetta prospetta il palazzo della nobile famiglia
d'Afflitto, attualmente albergo il cui portale fiancheggiato da stipiti, colonne e resti
del portale e dell'ambone della diruta chiesa di S. Eustachio di Pontone.
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