| LA STORIA DI RAVELLO | ||
Durante il primo sacco dato ad Amalfi dai
Pisani il 6 agosto 1135, il suo castello di Fratta resistette dando tempo a Ruggiero il
Normanno di giungere a sconfiggere gli invasori. I Pisani si vendicarono nel luglio del
1137 devastandola orribilmente per tre giorni. Ravello fece sempre parte del ducato di
Amalfi seguendone le sorti durante la sua autonomia e anche quando diventò feudo. Alla
fine dell' XI secolo contava circa 36.000 abitanti e annoverava 13 parrocchie, 4 monasteri
ed un ospedale. Definita "opulentissima, munitissima ed inespugnabile" al pari
della vicina Scala, nel XIII secolo fu abitata da un gran numero di nobili - tra questi
ricordiamo la famiglia Rufolo che lo stesso Boccaccio nel menzionare Ravello scrive : "nella
quale, come oggi v'abbia ricchi uomini, ve n'ebbe già uno il quale fu ricchissimo
chiamato Landolfo (probabilmente riferendosi a Lorenzo) Rufolo" - tanto che
moltissime persone "bramarono di essere ascritti al suo Sedile dei Nobili".
Dopo il terribile saccheggio operato dai Pisani, la città cominciò a spopolarsi finchè
verso la fine del XIII secolo "essa vide avvicinarsi l'ora della sua decadenza".
Era rinomata per le sue tintorie tanto che nel 1294 Carlo II concesse ai Ravellesi il
monopolio di quell'industria. Tutta la produzione laniera, cotoniera e frustagnera del
ducato di Amalfi non potè essere tinta che negli stabilimenti di Ravello. Il privilegio
fu confermato da Giovanna II allorchè la potente famiglia d'Afflitto cercò di impiantare
una tintoria nei pressi di Scala. L'industria della tintoria incominciò a perdere la sua
importanza dal XV secolo, per poi scomparire probabilmente per la peste del 1656: Vani
furono i tentativi del vescovo Chiarelli nel 1750 di farla rivivere. |
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