LE ORIGINI DI POMPEI
 
Pompeii città dell'Impero Romano Pompeii fu fondata all'inizio del VI secolo a.C. da genti italiche (gli Osci) su una modesta altura a poca distanza dal mare e dal fiume Sarno, importante via commerciale verso l'interno, ma origine e significato etimologico del nome restano dubbiosi.
La città fu circondata fin dall'inizio da una cinta muraria difensiva. Quasi certamente, nei primi secoli di vita, fu abitata solo la zona del Foro.
A partire dal IV secolo a.C., l'area abitata si estese, fino ad occupare l'intera area cinta dalle mura, con un impianto urbanistico ad isolati rettangolari (insulae) delimitati da strade rettilinee parallele. La città italica (agli Osci si sovrapposero i Sanniti) conobbe un periodo di grande prosperità nel II secolo a.C., al quale risalgono gran parte degli edifici pubblici e delle case più importanti.
In seguito alla guerra sociale, che oppose le città italiche a Roma, Pompei fu conquistata da L.Cornelio Silla, nell' 89 a.C. e divenne colonia romana nove anni dopo. La città sotto il dominio di Roma fiorì di commerci, agricoltura e industrie. I primi anni della colonia videro il sorgere di nuovi edifici pubblici, quali le Terme del Foro e l'Anfiteatro. Nella prima età imperiale, con la costruzione della Palestra Grande e degli edifici pubblici sul lato Est del Foro, Pompei raggiunse l'aspetto attuale.
Nel mezzo del nucleo urbano più antico è il Foro, la piazza più importante, centro della vita cittadina, circondato da un portico e dominato, sul fondo, dal tempio di Giove. Intorno al Foro si concentrano i più importanti edifici pubblici: il tempio di Apollo, la Basilica, l'edificio di Eumachia, il mercato cittadino.
Le numerose basi con le statue onorarie dei componenti la dinastia imperiale e dei cittadini illustri accrescevano la maestosità della piazza, fortemente segnata dalla "presenza" della famiglia imperiale.
Al Foro si contrappone il "quartiere dei teatri", realizzato nel secondo secolo a.C. presso il vecchio "Tempio Dorico". Il quartiere è completato dai templi di Iside e di Giove Meilichio e da una piccola palestra. Il quartiere, in definitiva, è quasi un centro culturale, oltre che religioso, in contrapposizione con quello politico e commerciale del Foro. All'estrema "periferia" della città sono l'Anfiteatro e la Palestra Grande.
Di grande interesse sono le terme pubbliche: quelle "del Foro" e quelle "Stabiane", più grandi e più antiche, che conservano, entrambe, lo schema tipico delle terme del secolo I a.C.

Fra alterne vicende, nel corso dei secoli, il territorio venne di nuovo abitato nell’alto Medio Evo. Nel 1872 l’avv. Bartolo Longo con la sua opera sociale contribuì al sorgere di una nuova città. Questa città denominata Valle di Pompei nel 1928 divenne Comune autonomo con il nome di POMPEI.
GLI SCAVI ARCHEOLOGICI
Aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 (da ottobre a febbraio fino alle 17.00)

La storia di Pompei inizia verso la fine del II millennio a. C., quando le popolazioni italiche della Campania centro-meridionale, gli Opici, occuparono l'estremità di un'antichissima colata lavica che, dalle pendici meridionali del Vesuvio, si protendeva verso il mare. Questo pianoro dalle pareti scoscese, circondato su due lati dal fiume Sarno e situato vicino alla costa, si presentava ai suoi primi abitanti come un luogo ottimale per l'insediamento: poteva essere facilmente difeso, l'acqua non mancava e l'attività preistorica del vulcano aveva reso fertili le terre circostanti. Inoltre dal pianoro di Pompei si dominava quasi tutta la costa del Golfo di Napoli e si poteva controllare la foce del fiume, punto di arrivo al mare delle vie e dei traffici provenienti dalla pianura interna. Di questo primo abitato non sappiamo praticamente nulla, poiché gli strati più antichi sotto le case della città romana non sono stati quasi mai raggiunti dalle ricerche archeologiche. Tutto quello che ci rimane è un nucleo di frammenti ceramici raccolti in vari punti della città. Molto tempo dopo, nel VI secolo a. C., avvenne la prima grande trasformazione dell'antico abitato. Tutto il pianoro venne cinto da un muro di fortificazione e furono costruiti per la prima volta i templi più antichi della città: il tempio di Apollo e il tempio dorico. Nonostante sia stata accertata già in quest'epoca la presenza di imponenti edifici pubblici, ampie porzioni dello spazio racchiuso dalle mura non furono edificate e probabilmente utilizzate per l'agricoltura o per l'allevamento. L'approdo presso la foce del fiume aveva intanto favorito la nascita di un mercato, dove si concentrarono le attività commerciali tra le genti italiche e le popolazioni greche ed etrusche della regione. Alla fine del V secolo a. C. Cuma e Capua, le due "capitali" della Campania, furono conquistate dai Sanniti, un popolo italico che proveniva dalle zone interne dell'appennino abruzzese e molisano, attirato dalle fertili terre vicine alla costa. L'ondata degli invasori investì probabilmente anche il piccolo centro di Pompei, ma la struttura dell'abitato restò sostanzialmente immutata. L'ultima fase della storia della città inizia con il II secolo a C., quando Roma concluse felicemente la seconda guerra contro Cartagine e consolidò il suo potere sulle città campane. Pompei si abbellì con edifici, sia pubblici sia privati, simili a quelli che si trovavano nelle città latine e a Roma stessa. Nell'80 a. C. il dittatore romano Silla conquistò militarmente Pompei dopo un lungo assedio e vi fondò una colonia. Da questo momento in poi i magistrati sannitici (meddices) vennero soppressi e la città fu retta da un senato di circa 100 membri (ordo) da due edili (magistrati addetti alla manutenzione dei monumenti e delle strade della città) e da due duoviri (i sommi magistrati a cui era affidato il potere esecutivo). Nel 62 d. C. un disastroso terremoto si abbatté sulle città del Golfo di Napoli danneggiando gravemente anche Pompei. Nerone, allora imperatore, si impegnò personalmente nella ricostruzione delle città colpite dal sisma. Si trattava però dell'inizio della fine. Alla prima grande scossa ne seguirono altre di minore entità, ma con frequenza sempre più intensa. Molte case ed edifici pubblici erano ancora in riparazione la fatidica notte del 24 Agosto 79.

LA PRIMA TRAGEDIA E LA FINE
Nonostante tante travolgenti vicissitudini politiche, Pompei continuò incessantemente il suo sviluppo da modesto centro agricolo a importante nodo industriale e commerciale. La prima vera grande sciagura sopravviene con il terribile terremoto del 62 d.C., che riduce la città a un cumulo di macerie. Solo l’indomita tenacia e la capacità dei cittadini superstiti riescono ben presto a riattivare le attività industriali, commerciali ed a ricostruire la città semidistrutta. Già stanno provvedendo ad ultimare e ad ampliare i templi quando improvvisa sopraggiunge la seconda e irreparabile sciagura: il Vesuvio, da secoli considerato un vulcano spento e quindi ricco di vigneti e di ville rustiche e di residenze sontuose, il 24 agosto (per i naturalisti il 24 novembre) del 79 d.C., poco dopo mezzogiorno, si ridesta improvviso ed esplode con una potenza inesorabilmente distruttrice. Plinio il Giovane, da Miseno, è testimone dello spaventoso spettacolo «il cui aspetto e forma nessun albero può rappresentare meglio di un pino»; ne dà una descrizione impressionante scrivendo anche le vicissitudini e la fine tragica dello zio (Plinio il Vecchio) che, trascinato dalla passione scientifica, accorre con una nave ad osservare da vicino lo spaventoso fenomeno e muore per soccorrere e rincuorare l’amico Pomponiano. Rapidamente sulle fiamme che salgono altissime si distende una immensa e nera nuvola che oscura il sole. Un diluvio di lapilli e scorie incandescenti si riversa su Pompei. Crollano mura e tetti e poi un’ondata di cenere mista ad acqua, cancella ogni forma di vita. Nel buio continuo la scena apocalittica è esaltata dai fulmini, terremoti e maremoti; i pochi superstiti che cercano scampo verso Stabia e Nocera vengono raggiunti e uccisi dai gas velenosi che si propagano ovunque. Questo inferno dura tre giorni e poi tutto è silenzio. Una coltre di morte, con cinque o sei metri di spessore, si stende da Ercolano a Stabia.

IL RISVEGLIO DOPO DICIANNOVE SECOLI
Il Vesuvio rimarrà desto per secoli e secoli sino ai giorni nostri; le altre città saranno ricostruite più o meno nello stesso posto, ma Pompei non risorge più quasi per duemila anni. La gente teme il terribile sortilegio incombente sul luogo. Sciacalli e cercatori di tesori trafugano per quanto possibile i resti ancora affioranti, poi Pompei viene dimenticata e se ne perde ogni traccia. Mille-seicento anni passano prima che se ne incontrino le prima vestigia e altri centocinquanta anni perché si abbia la sensazione della scoperta della città. Iniziano così gli scavi sotto i Borboni, ma solo per depredare la città delle opere più interessanti, opere che ben presto formano il grande Museo Nazionale di Napoli. Ai primi dell’Ottocento, scavi ancora affrettati mettono in luce il Foro riducendolo a poco più di un cumulo di rovine. L’eccezionale stato di conservazione viene in parte recuperato con Giuseppe Fiorelli nel 1860. Questi dà inizio a scavi sistematici e accorti ed è il primo a rilevare le impronte colando il gesso nello spazio lasciato dalle sostanze organiche dissoltesi nel lapillo compatto; con questo sistema riprendono forma i corpi degli uomini e degli animali, di piante, di oggetti polverizzatisi millenovecento anni fa. Nei decenni che seguono, l’opera di restauro e di ripristino raggiunge livelli eccezionali e sin dal 1909, con Vittorio Spinazzola, gli edifici sono ripristinati dal tetto alle fondamenta ed ogni cosa, salvatasi per tanti secoli sotto il lapillo, ritorna alla luce. Questo tipo di scavo sempre più perfetto prosegue nella città ancora non scoperta (circa il 25%) e così Pompei, in questi ultimi anni, sembra risorgere miracolosamente, quasi si ridestasse dopo un sonno di diciannove secoli, dove ai vecchi abitanti operosi e appassionati ci siamo sostituiti noi frettolosi visitatori.

LE TIPOLOGIE ABITATIVE
La scoperta di Pompei rivelò ai primi scavatori un'immagine del tutto inaspettata della città antica e dei suoi monumenti. In particolare, i differenti generi di abitazioni attirarono fin da allora l'attenzione di studiosi e di visitatori. La casa romana infatti era il luogo in cui si svolgeva gran parte della vita quotidiana e il mezzo attraverso il quale il proprietario cercava di dare un'immagine del proprio benessere a chi si recava a fargli visita. Conoscere le case della città, complete dell'arredo e della decorazione originaria, significa conoscere la storia degli abitanti. La casa romana classica è composta da una serie di stanze raccolte attorno a un grande ambiente chiamato atrio. L'atrio poteva essere interamente o parzialmente scoperto è rappresentava il centro dell'abitazione. Al centro dell'atrio si trovava una vasca chiamata impluvio, destinata a raccogliere l'acqua piovana. L'atrio era detto tuscanico se il tetto che lo copriva non aveva supporti che lo sorreggessero da terra, tetrastilo se il tetto era sorretto da quattro colonne poste agli angoli dell'impluvio e corinzio se attorno all'impluvio era disposto un vero proprio colonnato. L'ampio ingresso faceva sì che l'interno fosse visibile anche dalla strada, rivelando così ai passanti i segni della ricchezza dei proprietari. Questo tipo di casa, specialmente la casa ad atrio tuscanico, ha origini molto antiche ma è attestata a Pompei solo dal II secolo a. C., da quando cioè la città sannitica venne assorbita nell'orbita culturale romana. Alla casa ad atrio viene aggiunto con il passare del tempo un portico con giardino chiamato peristilio posto generalmente subito dietro l'atrio e, se possibile, in asse con esso. Si tratta di un elemento essenzialmente decorativo. Attorno al peristilio si dispongono le grandi sale (oeci) da banchetto o da ricevimento e in qualche caso anche delle piccole terme. Al centro del peristilio si allestiva il giardino della casa. Alcune case con peristilio furono costruite in posizione panoramica sul limite meridionale e occidentale della città, cosicché dal giardino colonnato si potesse godere anche della vista verso il Golfo di Napoli e la penisola sorrentina. Le case ad atrio o ad atrio con peristilio erano le abitazioni dei ceti più elevati della città. Si pensi che soltanto l'atrio raggiungeva mediamente una superficie di circa 150 mq. Esisteva naturalmente anche un genere di edilizia più popolare, che troviamo concentrato principalmente nei quartieri orientali della città. Qui, in un periodo compreso tra la fine del III e il II secolo a. C. venne infatti costruita una serie di isolati paralleli occupati da case a schiera. Si tratta abitazioni di dimensioni inferiori rispetto a quelle delle case ad atrio, la cui superficie originaria era per metà occupata da ambienti coperti e per metà da un giardino detto hortus. La parte abitata si sviluppava anche in questo caso attorno a un ambiente centrale, quasi un piccolo atrio, sempre scoperto. Con il passare del tempo molte delle proprietà originarie vennero acquistate da pochi proprietari e gli isolati si trasformarono in lussuose case dotate di enormi giardini. Oltre alle abitazioni costruite entro le mure gli scavi ci hanno rivelato la presenza di lussuose ville costruite presso la città, lungo le strade che collegavano Pompei con le città vicine. Queste ville, come la villa di Diomede o la villa dei Misteri, erano in realtà delle fattorie che producevano olio e vino dove il padrone aveva allestito un quartiere residenziale per sé, per la sua famiglia e per gli ospiti di riguardo. Ritroviamo in queste ville tutti gli elementi delle dimore urbane ma, a differenza delle case in città, qui il peristilio è sempre posto davanti all'atrio e non viceversa.

L'ANTICO TERRITORIO VESUVIANO
Nel 79 d.C., prima che l'eruzione ne cambiasse profondamente i connotati, il territorio vesuviano si presentava del tutto diverso.
Il Vesuvio, la cui natura vulcanica era sconosciuta agli abitanti del luogo, aveva una sola cima ed era alto circa 3000 m: sulle sue pendici si coltivavano le viti e i boschi lo ricoprivano fin sulla sommità.

Il fiume Sarno correva molto più vicino alla città: in realtà favoriva la formazione di cordoni dunali sfruttati per la coltivazione delle saline. Anche il mare era più vicino alla città di circa 1,5 km.
Piante ed animali in grande varietà popolavano i vari habitat.

La pianura
Lungo il litorale le pinete si interrompevano all'altezza della foce del fiume per cedere il passo ad ampi canneti, che ospitavano una ricca avifauna stanziale e di passo.
Salici ed ontani accompagnavano il corso del fiume ed estesi boschi misti si alternavano a colture soprattutto di piante tessili come canapa e lino.
Le viti erano maritate ai pioppi per facilitare la maturazione dei grappoli lontano dall'umidità del suolo.

La fascia collinare
Sulle pendici del Vesuvio le colture cerealicole si alternavano a frutteti e querceti, molto frequentati dai cinghiali.
Intorno alla città si sviluppava una fascia di coltivazioni orticole, i cui prodotti alimentavano il mercato cittadino.
Le pendici dei Lattari, monti di natura calcarea, erano invece coltivate soprattutto ad olivi.

La fascia montana
La sommità del Vesuvio era ricca di foreste, prevalentemente di faggio, popolate di cervi e caprioli. Anche il Faito, e il toponimo lo testimonia, era ricoperto di faggete, che si alternavano ad ampi pascoli, che accoglievano in estate gli animali transumanti. Mammiferi di diversa taglia ed uccelli, tra cui grossi rapaci, popolavano i boschi.
Se desideri trascorrere una piacevole vacanza da noi, di carattere storico e culturale abbinando a tutto ciò un sano divertimento rivolgiti a noi di ALENAPOLI TOUR scrivi a info@alenapoli.org e chiedici informazioni.

Vi aspettiamo e BUON DIVERTIMENTO con ALENAPOLI TOUR
Ufficio: 081.283247
- Mobile: 349.5307545