L'ANTICO TERRITORIO DI PAESTUM
 

Hydria di bronzo proveniente dall'Heraion di Paestum, 540 a.C. - Museo Archeologico Nazionale, Paestum -  Clicca per vedere i formati dei vasi dell'epoca -

Statere incuso di Paestum in argento, 530-510 a.C. - Soprintendenza Archeologica delle Province di Napoli e Salerno, Napoli - Clicca per vedere il Tempio di NETTUNO

La cinta muraria dell'antica Paestum, era composta da 28 torri, che oggi sono quasi tutte distrutte o ridotte a pochi ruderi. Solo nell'angolo SE e sul lato meridionale si osservano due belle torri quadrangolari, frutto in gran parte però di un restauro ottocentesco.
La cronologia delle mura è ancora oggi oggetto di ricerche e studi: è chiaro che l'attuale aspetto di queste fortificazioni è il risultato di una serie di successive modifiche, anche di percorso, di variazioni di tecnica costruttiva, di aggiunte e restauri che vanno dal IV sec. a.C. fino alla piena età romana: è documentata infatti la giunta di decorazioni artitettoniche in alcuni punti ancora del I sec. a.C. .
Successivamente le mura, perduta la loro funzione strategica, accolsero anche le sepolture degli ultimi abitanti della città. E' possibile per il visitatore compiere anche in auto l'intero giro della cinta muraria per ammirarne gli apprestamenti difensivi e per rendersi conto della estensione complessiva dello spazio urbano.
Entrando dall'ingresso adiacente al tempio di Nettuno, ci si immette nel santuario meridionale della città, all'interno del quale si trovano numerosi edifici sacri ed installazioni per il culto, come tempietti, altari e despositi votivi, dove venivano raccolti i doni offerti dai fedeli alla divinità.
L'area sacra è dominata dalla mole dei due grandi tempi dorici, la Basilica ed il Tempio di Nettuno, da cui può iniziare la visita.
TEMPIO DI NETTUNO
Il Tempio di Nettuno è il meglio conservato degli edifici templari della Magna Grecia giunti fino a noi. E' stato così chiamato perchè si riteneva che il tempio più imponente della città fosse dedicato alla divinità che le dava il nome, cioè Poseidon/Nettuno.
Sorge su di un crepidoma (base) di tre gradini e conta 6 colonne sulla facciata e 13 sui lati lunghi.
Dato il perfetto stato di conservazione, è possibile osservare quasi tutte le parti che lo costituiscono, legate tra loro da precisi rapporti proporzionali, a costituire quasi il modello ideale del tempio dorico di età classica.
Le colonne in calcare locale, alte quasi nove metri, sono solo leggermente ristrette in alto rispetto alla base, mentre appare poco accentuato il rigonfiamento centrale, l' entasis, assai più pronunciato nelle colonne della vicina Basilica, più antica.
Ben 24 scanalature contribuiscono a snellire da tre profonde incisioni orizzontai, cui corrispondono sul soprastante echino, quattro anelli a rilievo. Sopra l'abaco, la mensola di forma quadrata che sovrasta il capitello, poggia il primo elemento della trabeazione orizzontale, l'architrave, formato da 2 blocchi affiancati, decorato in alto da una fascia sporgente ( taenia ) da cui pendono, sotto ogni triglifo, dei listelli (regulae), ornati in basso da sei "gocce" (guttae) cilindriche, scolpite nella pietra.
La parte superiore, formata dall'alternarsi di metope e triglifi, costituisce il fregio dorico.
Sopra ogni metopa ed ogni triglifo, sporge a mò di cornicione, un elemento orizzontele a sbalzo, decorato, nella parte visibile dal basso, da partizioni rettangolari a rilievo (mutuli), che nella parte aggettante, presentano tre file regolari di sei guttae, forse di forma tronco-conica, lavorate a parte ed inserite nei fori predisposti allo scopo, di cui sono visibili solo i vuoti per l'inserzione. Questa lavorazione si può anche osservare da vicino su di un blocco caduto dal cornicione e conservato lungo il lato sud del tempio.
Sui lati corti sono i frontoni di forma triangolare, delimitati dalla cornice del geison, dal profilo molto semplice. Nello spazio dei timpani non si osservano tracce di fori, grappe o attacchi: ciò ha portato finora ad escludere l'esistenza di una decorazione frontonale scolpita.
Su molte parti dell'edificio, come colonne e pilastri si notano degli incassi di varie dimensioni e di forma quadrata: indicano punti in cui le lacune del materiale impiegato per la costruzione erano riempite da tasselli dello stesso materiale. Tale accorgimento in antico non era però visibile, in quanto queste riparazioni erano coperte dallo strato di stucco bianco che rivestiva le strutture dell'edificio, parti delle quali erano vivacemente sottolineate da fascie di colore nero, azzurro e rosso.
All'interno vi è la cella, inserita, secondo precisi rapporti geometrici, nella pianta della peristasis è preceduta da un pronao composto da due colonne fra pilastri d'anta che reggono un vero e proprio fregio composto da metope e triglifi. Un'alto gradino immette dal pronao alla cella che, ai lati dell'ingresso, presenta due piccoli vani racchiusi da muri che ospitavano le scalette in pietra necessarie per accedere alle parti alte del tempio e di cui si conferma ancora qualche frammento. Dalla cella sono stati asportati tutti i blocchi dei muri perimetrali: la relativa pavimentazione composta da fasce di tre lastre in un punto unico verso il fondo ne presenta solo due: un'ipotesi vi vede il luogo dove era collocata la statua di culto. Una doppia fila di sette colonne divide questo ambiente in tre navate e data la sua grande altezza fù necessario, per reggere il soffitto, creare anche un secondo ordine di colonne, in parte conservate al relativo architrave. La complessa armatura del letto poggiava nei numerosi alloggiamenti che, dall'interno si possono osservare nelle parti alte e nella parte posteriore delle due fronti di cui sono gli incassi per le cinque poderosi travi principali.
Sul lato opposto, ad OVEST, vi è l'epistodomo, anch'esso preceduto da due colonne tra pilastri: ovviamente in antico non era in comunicazione con la cella e l'apertura esistente oggi e dovuta alla successiva spoliazione del tempio .

Oltre ad un soffitto ligneo interno, il tempio aveva un tetto a doppio spiovente coperto forse di tegole di marmo; non si conoscono invece elementi della decorazione architettonica riferibili con sicurezza a questo edificio. D'avanti al lato est, quello principale, vi è una rampa di accesso, aggiunta in età romana e, oltre a diverse basi per statue ed offerte votive, vi sono due altari. Di quello più antico, di maggiori dimensioni, costruito anch'esso in grandi blocchi di calcare, restano solo, le fondazioni, tagliate anche da una canaletta. Fu sostituito in età romana, da uno più piccolo, collocato più vicino all'ingresso del tempio: ne restano, oltre alle fondazioni, parti modanate dalla base del podio.

Una serie di particolari accorgimenti tecnici e ottici è stata adottata nel costruire il Tempio di Nettuno, allo scopo di migliorarne ed esaltarne la visione prospettica: basterà citare qui la leggera curvatura delle linee orizzontali, osservabile, per esempio sul piano dove poggiano le colonne.

Quesot tempio è stato a lungo considerato per una serie di analogie formali, di poco posteriore al tempio di Zeus ad Olimpia, progettato da LIBONE di Elide e realizzatto fra il 471 e 456 a.C., mentre gli studi più recenti lo inseriscono invece pienamente nel processo evolutivo dell'architettura templare dell'occidente greco e della Sicilia del secondo quarto del V sec. a.C. riconoscendovi singificativi elementi di autonomia progettuale.

Non vi è accrodo tra gli studiosi circa la divinità qui venerata: si è pensato in passato sia ad Era che a Zeus, mentre ricerche recenti sottolineano anche non casuali rapporti con la disposizione degli edifici templari di un'altra grande città achea della Magna Grecia. Metaponto, riferiscono il monumento al culto di Apollo.            

LA BASILICA
Così chiamata dai primi archeologi del '700, situata nella parte più meridionale della città, è in realtà un tempio dedicato a Hera, il primo che fu costruito a Paestum, verso la metà del VI secolo a.C. Ha la forma di un periptero enneastilo, cinto da un porticato che conserva tutte le 50 colonne doriche originarie. Queste ultime presentano un alto grado di arcaicità, essendo molto rastrennate in alto e avendo il tipico rigonfiamento al centro, la cosiddetta éntasi.
Se il tempio dio Nettuno resta, come si è detto, il più bel tempio greco, la Basilica è certamente il più bel monumento italiota, nel quale l'astrazione greca si stempera in un positivismo che greco non è. Essa infatti risolve il problema dell'architettura religiosa su di un piano umano e realistico: non a caso infatti, quando nel settecento si riscoprì Paestum, la Basilica piuttosto che un tempio parve un edificio profano, appunto una basilica, e la si credette monumento di età ellenistica.
TEMPIO DI CERERE
Posto all'estremo limite settentrionale della parte sud della città, diviso dalla Basilica e dal tempio di Nettuno dal quartiere del Foro, il tempio fu nominato di CECERE, dagli eruditi del XVIII sec., ma in realtà fu dedicato ad Athena, come si è riscontrato da rinvenimenti di immagini della dea, raffigurata in armi (elmo, egida, un mantelletto che copre spalla e tronco e su cui è applicata la maschera della Gorgone, lo scudo). Un'iscrizione con dedica a Minerva, la dea che nel pantheon latino corrisponde ad ATHENA, afferma la continuità di questo culto anche in età romana. Fu certo il più conosciuto dei templi di Paestum, anche nei periodi di maggiore decadenza, tant'è vero che si è dovuto liberarlo da un piccolo agglomerato che gli era sorto accanto per portare alla luce altre vestigia di costruzioni d'epoca greca. Di stile dorico, costruito circa un cinquantennio dopo la Basilica, risente di un maggior freno, legato com'è in un ritmo più serrato e conchiuso che anticipa, sotto alcuni aspetti, il tempio di Nettuno. Tuttavia nei confronti di quest'ultimo esso è senza dubbio più disinvolto, diremmo più estroso e più libero: il rapporto del volume della cella con la peristasi i capitelli del pronao, la linea linda del frontone fanno di questo monumento un felice incontro di esperienze diverse.
Qui sono visibili, oltre alle fondazioni di un tempo arcaico (580 a.C.), gli avanzi di un portico, l'altare di fronte al tempio e, sullo sfondo a destra di questo, una colonna isolata ricostruita in epoca moderna.
Il tempio, di cui è prossimo l'integrale restauro, fu costruito intorno al 500 a.C. e rappresenta il monumento che meglio rappresenta la fase di transizione dell'architettura templare di età tardo-arcaica a quella degli alberi della classicità. Esso conserva ancora una elegantissima struttura caratterizzata dal mirabile equilibrio tra pianta ed alzato che ben si coglie facendo il giro completo della peristasis di colonne doriche (6 sulle fronti e 14 sui lati lunghi) di forma più slanciate di quelle della Basilica. Accedendo all'interno dell'edificio è visibile, anche se in fondazione, la cella o naos, in origine preceduta da un ampio porticato (pronaos), sostenuto da sei colonne di ordine ionico, con capitelli in arenaria (ne avanzano numerosi rocchi, conservati all'esterno del tempio e due capitelli esposti in Museo). Il pronaos fungeva da ingresso alla cella vera e propria, concepita come un'ampia sala dalle armoniose proporzioni interne, dove si conservava la statua della divinità venerata. Due monumentali scale, di cui si leggono i resti nascosti sulle spesse pareti tra pronaos e naos portavano alle zone alte della cella. Ciò, se fosse vero, implicherebbe la partecipazione dei fedeli ad azioni rituali nella parte più sacra del tempio, la sede del simulacro della dea, contrariamente a quanto si sa dalle fonti letterarie antiche che ci descrivono i templi come interetti alle pratiche del culto collettivo, le quali avevano luogo all'aperto, presso l'altare. L'alzato dell'edificio merita, per le sue caratteristiche, un'attenzione particolare : i capitelli del colonnato dorico esterno sono ornati da corone di foglie in rilievo, originariamente colorate in rosso e blu alternate e arricchite in alcuni punti con applicazioni di lamina di bronzo dorato, come si è potuto vedere recentemente durante un intervento di pulitura della colonne dell'angolo SE. La pesante trabeazione, meglio conservata sui soli lati frontonali, è composta da una trave liscia di blocchi giustapposti, bordata da una sequenza di modanature a rilievo, alcune delle quali in arenaria e sormontata dal fregio di metope e triglifi (questi ultimi in arenaria). Le cornici oblique dei frontoni (su quello orientale è meglio visibile il restauro in mattoncini del 1828) avevano un soffitto a cassettoni di pietra, uno dei più antichi giunti fino a noi, al centro di ogni cassettone erano applicate mediante grappe di piombo, rosette e stelle in arenaria. Qualche elemento di esso è visibile sotto la tettoia a ovest del tempio. I resti della cornice di gronda con teste di leone in funzione di gocciolatoi si possono ammirare insieme ad altri elementi architettonici dell'edificio, nella sala del Museo dedicata all'intero santuario settentrionale. Nella tarda antichità, lo proverebbero le tombe medievali ancora conservate all'interno della peristasi meridionale, il tempio fu verosimilmente trasformato in chiesa cristiana per servire alle esigenze religiose di quei pochi abitanti che, dalla città ormai abbandonata, si erano rifugiati a vivere qui, nel suo punto più alto, creando un piccolo villaggio, completamente cancellato negli anni '50 di questo secolo, a ridosso dell'antico luogo di culto .
VIA SACRA E QUARTIERI DI ABITAZIONE
La Via Sacra di Paestum
Lasciandosi alle spalle la facciata posteriore dei templi, camminando verso ovest si incontrano le fondazioni del lungo muro in blocchi che recingeva il santuario e si accede alla strada basolata di età romana, convenzionalmente detta Via Sacra, che collega Porta Giustizia al Foro.
Percorrendola in direzione del Foro si possono osservare, a sinistra di essa, i quartieri di abitazione di epoca romana, organizzati in lunghi isolati, divisi in due file di case separate da un muro mediano. La pianta della case, quando non abbia subito nel coso dei secoli eccessive variazioni, è quella tradizionale ellenistica, con atrio, impluvio e peristilio. All'incrocio con l'altra grande strada che si sviluppa in direzione della Porta Marina, si possono visitare le case, recentemente restaurate, di uno di questi isolati o iniziare la visita ai monumenti del Foro.
Si ringrazia la Sig.ra Giovanna Magi Bonechi della Casa Editrice Bonechi per l'autorizzazione alla pubblicazione dei testi, tratti dal libro ARTE E STORIA DI PAESTUM . 

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