MUSEO CIVICO FILANGIERI
Via Duomo, 288 - Tel.081 203.175 - Attualmente chiuso per inventario.

  Cenni Storici
Il palazzo che ospita il museo è il quattrocentesco Palazzo Como. La bella costruzione rinascimentale corse il rischio di essere abbattuta per esigenze urbanistiche (l'ampliamento ottocentesco di via Duomo), ma grazie alle insistenze del Settembrini e di Carlo Tito Dalbono, fu smontato nei suoi singoli elementi che vennero poi rimontati venti metri più avanti dove ora si trova.
Originariamente ad un solo piano, il palazzo nel 1292 apparteneva al vicario di Carlo II d'Angiò, Riccardo Como d'Albignano; fatto ingrandire nel 1454 da Giovanni e Fabio Como fu, nel 1490 ad opera di Francesco da Settignano, Ziattino di Benozzo e Domenico Felice da Firenze, definitivamente portato a quella forma "fiorentina", che ancora presenta. Presenta un armonico e
raffinato bugnato toscano nella facciata ed eleganti finestre di piperno.
Alfonso d'Aragona contribuì all'ampliamento con l'acquisto di un giardino accanto al palazzo e per gratitudine i Como aggiunsero sulla facciata lo stemma aragonese al proprio. Anche Lucrezia d'Alagno, il grande amore di Alfonso,vi abitò per qualche tempo poi, col declinare delle fortune aragonesi, anche quella dei Como venne compromessa al punto che i figli di Angelo Como, cortigiano di Alfonso, vendettero il palazzo ai canonici della Cattedrale. Nel Cinquecento appartenne alla famiglia de Bottis che se liberò presto per il timore dovuto a inspiegabili fenomeni di "presenze" che i popolani attribuirono al "munaciello" (lo spiritello bizzarro, e non sempre nemico, che infastidiva gli abitanti delle vecchie dimore napoletane). Il palazzo ebbe poi diversi proprietari e divenne persino sede di una distilleria di birra ad opera di un certo Antonio Mennel nel 1815. L'antica dignità ritornò al palazzo nel 1863 quando fu sede municipale e poi pretura della sezione Pendino.
Attualmente, come dicevamo prima, è sede del Museo civico Gaetano Filangieri: dono alla città di Napoli delle raccolte del principe Filangieri ad opera del nipote Gaetano Filangieri Junior. Purtroppo gran parte delle raccolte è andata distrutta nell'ultima guerra nell'incendio procurato nel 1944 da un attacco tedesco a San Paolo Bel Sito dove le raccolte erano state trasportate per maggiore sicurezza insieme alla parte più preziosa dell'archivio di Stato anch'essa malauguratamente perduta nell'incendio.
Riordinate le raccolte scampate alla distruzione, il museo si è arricchito di successive donazioni, come quella del Perrone riguardante le porcellane.
Attualmente raccoglie dipinti, sculture, rilevanti collezioni di arte applicata (armi, maioliche, porcellane - ricami e merletti), libri ed
interessanti documenti d'archivio.

Durante il terremoto del 1980 fu notevolmente danneggiato ma, presto restaurato, riordinato ed organizzato per garantire una maggiore leggibilità degli oggetti esposti non ha perso nulla del fascino e del calore del suo originario allestimento che costituisce una testimonianza storica estremamente interessante.

  Le opere
Il patrimonio artistico del museo è costituito oggi da più di tremila oggetti organizzati secondo criteri tipologici, cronologici o, spesso, semplicemente, estetici.
Le raccolte documentano tanto l'arte italiana quanto quella straniera.
Entro le vetrine, gli armadi, le pareti o sul pavimento trovano posto: armi orientali ed occidentali dal XV al XIX secolo; dipinti e sculture dal XIV al XIX secolo; maioliche e porcellane delle più importanti manifatture italiane ed europee; monete, pastori ed altri spendidi oggetti d'arte applicata.

Completano il museo un'elegante e ricca biblioteca ed un importantissimo archivio storico.
Parte integrante del Museo è la splendida Villa Livia al Parco Grifeo, casa-museo, luogo di esposizioni temporanee, convegni, e concerti e sede del Centro Internazionale di studi Numismatici.
I pavimenti del Museo sono siglati M.S.O. il cui significato è: "Museo Scuole Officine", testimoniano il concetto di museo, quale laboratorio, luogo di ricerca e sperimentazione sul campo delle arti applicate.
In questo spirito, diverse stoffe e sete rappresentano le manifatture di S.Leucio.
Armi orientali: cinesi, persiane, arabe, marocchine spiccano per le loro caratteristiche stilistiche e tipologiche.
Fucili a miccia, mazze cerimoniali, spade ed armi in asta sorprendono per l'elegante fattura, per gli intagli, per la fine cesellatura.
Attrezzi da cavallo, spade, elmi e perfino una colubrina di origine aragonese.
Un'elegante scala elicoidale di 40 gradini in piperno, decorata da stemmi marmorei, torcieri ed armi conduce alla sala Agata, sul percorso, statue ed armature di pregevole fattura.
L'architettura, i mosaici, il meraviglioso lucernario a cassettoni, il ballatoio in legno intagliato, la biblioteca, rastrelliere e vetrine formano un tutto armonico dove trovano sede ricchissime collezioni.
Ricca la pinacoteca e di grande interesse i dipinti, tra cui: "S. Agata" del Vaccaro, "Il trionfo di Galatea" ed "Il convito di
Baldassarre" di Luca Giordano, "Santa Prassede" del Luini e "La testa di S.Giovanni Battista" del Ribera.
Ventiquattro vetrine intagliate, sul passaggio pensile, consentono di ammirare una grande quantità di capolavori di porcellana, provenienti da Meissen, Zurigo, Sevres, Vienna e, naturalmente, dalla Real Fabbrica di Capodimonte.
Piatti cinquecenteschi di maiolica, preziosi ricami e merletti siciliani del XVI secolo e paramenti liturgici del '600 e '700 completano l'esposizione.
Nella severa libreria che conta 15.000 volumi, è conservata una notevole raccolta di manoscritti e 150 pergamene, delle quali alcune risalgono all'epoca di Giovanni d'Angiò.
E' conservata anche, tra oltre diecimila monete, la collezione Bovi-Mastroianni, particolarmente pregiata per la sua omogeneità.
Al Museo Filangieri, è possibile riscoprire frammenti significativi della realtà napoletana della fine del secolo scorso ed il passaggio di una singolare collezione, dall'uso privato a quello pubblico.

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