Musei di antropologia, mineralogia,
zoologia e fisica della Università Federico II
In via Mezzocannone 8 Tel. 081-5527069.
Orario: Aperta da Lunedì al Venerdì 9:00 -13:00, Sabato e Domenica 10:00-13:00.
Tel. 081-289032.
L'ingresso per ciascuna struttura è di .0,80 (ragazzi), .1,50
(adulti).
(riduzioni per la visita a due o quattro musei e per nuclei familiari).
Chiusi in agosto.
Museo di Antropologia
Tel. 081-2535205
Direttore Prof. Francesco
Fedele

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Evoluzione dell'uomo da Australopithecus
africanus (cranio a sinistra), vissuto circa 2 milioni di anni fa, ad Homo sapiens (cranio
a destra, dell'età romana, ritrovato a Nocera Inferiore).
Al centro cranio di Homo erectus,
vissuto tra 450.000-200.000 anni fa |
Il Museo di Antropologia, è sorto nel 1881 con la
cessione all'Università di Napoli di alcune collezioni riunite da Giustiniano Nicolucci,
chiamato l'anno prima alla Cattedra di Antropologia istituita presso questa Università.
Il patrimonio del Museo fu poi accresciuto da Nicolucci stesso, dall'assistente Abele De
Blasio e dal successore alla cattedra Vincenzo Giuffrida Ruggieri, fino all'oblio calato
negli anni '30 ed all'abbandono e allo sconvolgimento causati dalla seconda guerra
mondiale. Va pure notato che il Museo, esistente in virtù delle sue importanti
collezioni, non ebbe mai sede propria né apertura al pubblico. Negli anni '50 e '60 i
materiali del Museo furono riuniti da Mario Galgano, professore di Istologia, finché nel
1980-81 una ricognizione scientifica e storica accompagnata dal catalogamento non poté
essere avviata dal Prof. Francesco Fedele, attuale Ordinario di Antropologia e Direttore.
Questa riscoperta è in corso.
I materiali del Museo possono consentire una buona
illustrazione dell'evoluzione e della variabilità umana, oltre a documentare la
preistoria e la paleobiologia delle popolazioni dell'Italia meridionale. Sono presenti
collezioni archeologiche preistoriche dell'Italia meridionale, di altre parti di Italia e
d'Europa, dell'Asia occidentale e delle Americhe; collezioni osteologiche umane di diverse
parti del Vecchio Mondo, tra cui gran parte della famosa raccolta "craniologica"
Nicolucci (stimata di 2.000 pezzi); collezioni osteologiche animali da siti preistorici;
collezioni etnografiche dell'Africa orientale; delle isole Andàmane, della Nuova Zelanda
e dell'Oceania; la singolare e preziosa serie di calchi facciali di tipi somatici africani
ed arabici eseguita da L. Cipriani.
Tra i possessi più preziosi vanno citati una mummia boliviana e lo scheletro
paleolitico di grotta Romanelli (Puglia), riemerso alla luce dalle casse nel 1992-93.
Museo di Mineralogia
Direttore Prof. Rosaria
Ghiara

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Salone monumentale settecentesco
(ex Biblioteca dei Gesuiti) che ospita
la collezione generale
(circa 15.000 esemplari). |
Il Museo di Mineralogia, istituito nel 1801, ha
sempre avuto come sede l'antica Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti, in Via
Mezzocannone 8, allestita tra il 1688 e il 1700, opera dell' "insignis faber
lignarius" il gesuita Corrado Guden, e lasciata libera alla fine del 1700.
Alla fine del XVIII secolo, Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina sollecitarono
studi mineralogici, connessi ai giacimenti europei, finalizzati allo sfruttamento delle
risorse minerarie del Regno di Napoli. A tale scopo nel 1789 venne bandito un concorso per
studiosi di Mineralogia; i campioni, raccolti in Transilvania, Galizia, Boemia, Germania,
Isole Britanniche, Isole Orcadi ed Islanda, costituirono l'ossatura dell'attuale
patrimonio mineralogico.
Il Museo, inaugurato da Ferdinando IV di Borbone il 28 marzo 1801, ebbe una continua
evoluzione fino a raggiungere il massimo prestigio scientifico nel 1845, anno in cui fu
scelto come sede del VII Congresso degli scienziati italiani. Nel 1848 nel Salone
Monumentale furono tenute le riunioni della Camera dei Deputati, allorché Ferdinando II
concesse la Costituzione. Nel 1860 fu sede del seggio elettorale per la votazione
sull'annessione al Regno d'Italia.
A. Scacchi, nominato direttore nel 1884, diede un notevole impulso alle ricerche di
mineralogia regionale ed in particolare sul Vesuvio, acquistando la collezione privata
dell'abate T. Monticelli, che aveva iniziato su basi scientifiche lo studio della
mineralogia vesuviana. Tale collezione, arricchita dallo Scacchi, divenne la Collezione
Vesuviana, unica al mondo nel suo genere. Le collezioni furono quasi integralmente salvate
dalle devastazioni belliche, grazie agli interventi dei Proff. Scherillo e Parascandola,
che negli anni cinquanta con la collaborazione del Prof. Franco, diedero inizio all'opera
di riorganizzazione e di risistemazione del Museo, terminata 10 anni più tardi con la
inaugurazione avvenuta 1'11 ottobre 1960 in concomitanza del VII Congresso della Società
Italiana di Mineralogia e Petrologia. Dalla seconda metà degli anni sessanta, fino al
1980, il Museo, grazie al lavoro dei conservatori Prof. Stanzione, de Gennaro e Morra,
riprese la sua funzione scientifica, educativa e sociale.
Con il terremoto del 1980, il Museo divenne inagibile. I lavori di consolidamento
terminarono alla fine del 1992. Successivamente iniziarono i lavori di restauro delle
strutture lignee e la pulitura e risistemazione dei minerali, cui hanno collaborato
numerosi studenti.
La consistenza numerica dei campioni e l'alto valore scientifico e storico delle
collezioni fanno del Museo di Mineralogia dell'Università di Napoli forse il più
importante Museo Mineralogico italiano ed uno dei più conosciuti all'estero. Gli oltre
30.000 campioni sono suddivisi in sette collezioni principali: Generale, Vesuviana, Tufi
Campani, Grossi Cristalli, Medagliere Vesuviano, Meteoriti e Strumenti Mineralogici.
- La Collezione Generale sistemata nel salone monumentale, consta di circa 20.000
esemplari provenienti da tutto il mondo, riuniti secondo la classificazione tradizionale
adottata per i minerali, cioè secondo la loro composizione chimica.
- Di grande valore tra gli elementi metallici e le gemme, vi sono le pepite di oro
dell'Africa orientale e di platino degli Urali e i diamanti del Sud Africa tra cui fa
spicco un perfetto ottaedro. Infine, di notevole importanza storica ed artistica, la testa
di satiro scolpita dal Canova in un campione di marmo di Carrara con quarzo.
- La Collezione Vesuviana, recentemente collocata in una sala ampia e luminosa dedicata ad
Arcangelo Scacchi, che da sola potrebbe costituire un museo di tutto rispetto, è
costituita da circa 6.000 campioni, di cui 800 esposti al pubblico.
- Anche se costituita da un numero limitato di esemplari (circa 30) la Collezione di
Grossi Cristalli collocata nel vestibolo è davvero prestigiosa e di notevole effetto
estetico. Su tutti si distacca per imponenza e valore la coppia di cristalli di quarzo
ialino del Madagascar di circa mezza tonnellata di peso, per grandezza unica al mondo che
era già a Napoli prima della fondazione del Museo.
- La Collezione di Meteoriti, costituita da circa 60 esemplari provenienti sia dall'Italia
che da altri paesi, è stata recentemente sistemata in una sala dedicata ad A.
Parascandola. Tra le meteoriti ricordiamo una condrite, caduta ad Agrigento nel 1853 ed
una pallasite, trovata nel 1740 in Siberia che rappresenta il testimone più antico della
collezione.
- Di particolare interesse la Collezione degli Strumenti Mineralogici, che comprende circa
50 pezzi tra i quali alcuni di grande valore storico nonché tecnico.
Museo di Zoologia
Direttore Prof. Virgilio
Botte

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Scheletro di balena franca boreale
(Eubalaena glacialis) morta a
Taranto nel 1877, unico esemplare
della specie rinvenuto nel
Mediterrraneo e conservato nel
Salone del Museo di zoologia. |
L'antico Museo Zoologico, attualmente sito in Via
Mezzocannone 8, fu istituito il 29 novembre 1811 da Gioacchino Murat, re di Napoli, e fu
annesso alla cattedrea di Zoologia assegnata a Giosué Sangiovanni, allievo di Lamarck, di
Cuvier e di altri eminenti zoologi francesi dell'epoca.
Nel 1815 Ferdinando I di Borbone collocò il Museo Zoologico nei locali dove
attualmente si trova la Biblioteca universitaria e nel 1816 ne affidò la direzione a L.
Petagna: è a lui che dobbiamo la effettiva raccolta delle prime collezioni museali e la
realizzazione di un primo nucleo espositivo formato dalle collezioni portate da Parigi dal
Sangiovanni, dalle raccolte in deposito presso il vicino Museo di Mineralogia, dalle sue
collezioni personali e da quelle di suo padre Vincenzo. Il Petagna arricchì questo Museo
con moltissimo altro materiale e nel 1819 acquisì la collezione zoologica del Regio Museo
Borbonico, tra cui spiccava lo scheletro dell'elefante tuttora presente nel Museo e la
collezione privata dello stesso Sangiovanni. Nel 1826 fu acquistata la parte zoologica del
museo privato di G. Saverio Poli, costituita principalmente da una ricchissima collezione
di Lepidotteri, Molluschi e Cnidari di ogni parte del mondo.
Nel 1842 furono stanziati 27.000 ducati per la costruzione dell'attuale Salone dei
Mammiferi, sopraelevando la terrazza dell'Università. Il 20 settembre 1845, in occasione
del VII Congresso degli Scienziati Italiani, alla presenza di Ferdinando II, venne
inaugurato il Museo Zoologico. Il primo salone ed il nuovo salone dei Mammiferi, lungo 47
metri e largo quasi 10, constano di due ordini sovrapposti di bellissimi ed eleganti
armadi in noce di stile neoclassico.
Nel 1860, costituitosi il Regno d'Italia, riordinato l'insegnamento universitario e
rinnovato il personale, le collezioni furono notevolmente incrementate da Achille Costa
che creò la collezione entomologica, formata da insetti in gran parte raccolti
personalmente nelle sue numerose spedizioni naturalistiche. La collezione Achille Costa,
è tuttora custodita in un'apposita sala, attualmente non aperta al pubblico, conta oltre
20.000 esemplari, tra i quali si annoverano i tipi delle specie da lui descritte nei suoi
numerosi lavori. E' divisa in tre sezioni: extraeuropea, europea e dell'Italia meridionale
ed insulare. Quest'ultima faceva parte di una più vasta collezione faunistica napoletana,
la prima raccolta scientifica finalizzata allo studio naturalistico globale delle nostre
zone che comprendeva Molluschi, Crostacei, Anellidi, Echinodermi, Cnidari e Poriferi, tra
i quali figuravano molti dei tipi delle specie da lui descritte, in gran parte acquistati
alla Stazione Zoologica di Napoli, nonché pregevoli modelli in cera realizzati da G.
Palma.
Nel 1900 Francesco Saverio Monticelli riorganizzò l'Istituto ed il Museo Zoologico
seguendo i principi dell'evoluzionismo darwiniano. Sotto la sua direzione il Museo fu
ingrandito con l'attigua sala precedentemente occupata dal Museo di Anatomia Umana. Si
realizzò quindi l'attuale disposizione del Museo Zoologico nei due grandi saloni, così
come oggi li vediamo.
Durante l'ultima guerra sia l'Istituto che il Museo furono direttamente colpiti e
gravemente danneggiati: crollò una parte della volta del salone degli uccelli con
conseguente distruzione della vetrina dei Carnivori e degli armadi laterali.
Nel 1948 la direzione del Museo venne affidata a M. Salfi che ripristinò dopo lunghi anni
gli armadi danneggiati. I Mammiferi e i pochi pesci e rettili superstiti vennero riuniti
nel salone maggiore.
Le principali collezioni oggi esposte nei grandi saloni del Museo sono: la collezione
malacologica, che comprende un gran numero di specie mediterranee ed esotiche, la
collezione degli uccelli, costituita da oltre 3.000 esemplari e numerosi scheletri; la
collezione dei vertebrati, molto ricca di diversi animali rari, tra cui lo scheletro di
una balenottera comune, spiaggiatasi nel 1928 a Napoli, lunga circa 20 metri, e la
collezione di spugne e madrepore che, anche se oggi piuttosto ridotta, presenta parecchi
esemplari interessanti.
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Museo di
Fisica
Tel. 081-2536222; Fax. 081-676352
www.museodifisica.unina.it
email: museodifisica@unina.it
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La collezione di antichi strumenti del Museo
del Dipartimento di Scienze Fisiche dell'Università Federico II di Napoli è composta da
un gran numero di strumenti di notevole valore storico e in buono stato di conservazione. |
Si tratta di una notevole collezione di più di 600
strumenti storici, appartenente al Dipartimento di Scienze Fisiche dell'Università
Federico II di Napoli; gli strumenti più antichi risalgono al Gabinetto di Fisica dei
Borboni, come una lente prodotta da Evangelista Torricelli (1608-1647).
Essi si possono suddividere in tre nuclei fondamentali:
- la collezione di apparecchi facenti parte del Gabinetto di
Fisica del Re, che furono ceduti all'Università con l'Unità d'Italia;
- gli strumenti appartenuti al celebre fisico
Macedonio Melloni, giunto a Napoli nel 1839 per dirigere un Osservatorio Meteorologico ed
un Conservatorio di Arti e Manufatti;
- le raccolte di strumenti ed apparati di ricerca e
didattici della Reale Università di Napoli, la cui origine risale alla fondazione del
Gabinetto di Fisica nel 1813.
La maggior parte degli strumenti è databile a partire dal 1820, ad eccezione di una lente per cannocchiale di Evangelista Torricelli
realizzata nel 1645, una meridiana portatile
realizzata a Napoli nel 1769, una doppia lente di Brander
della fine del XVIII secolo ed altri oggetti tra cui un pirometro
a dilatazione e due bussole nautiche.
L'arrivo di Macedonio Melloni (1798 -1854) a Napoli coincide con un rinnovamento culturale
nel Regno di Napoli, iniziato per merito del Ministro di Stato Santangelo. Melloni ivi
sviluppò i suoi studi sulla radiazione infrarossa, ottenendo importanti risultati
scientifici. Alla sua morte, nel 1854, i suoi apparecchi, tra cui galvanometri
astatici, un elettroscopio condensatore,
una grande lente a gradinata costruita a Parigi da
Henry Lepaute, banchi usati per le misure sul calore
radiante e molti altri strumenti, pervennero al Gabinetto di Fisica.
Con la chiamata di Gilberto Govi (1826 -1888) alla cattedra di Fisica dell'Università di
Napoli (1878), il Gabinetto di Fisica si arricchì di molti strumenti, soprattutto di
ottica. Fu proprio Govi a trovare, su uno scaffale dei laboratori, la lente di Torricelli
nel 1884.
Altri strumenti, soprattutto galvanometri, furono acquistati da Emilio Villari (1836
-1904), quando fu chiamato alla Direzione del Gabinetto di Fisica.
Gli strumenti sono tutti classificati dopo ricerche inventariali e bibliografiche. Gli
strumenti, di cui è ignoto l'anno di costruzione, sono stati datati in modo approssimato,
confrontandoli con apparecchi simili descritti in testi d'epoca.
Il Museo di Fisica ha iniziato la sua attivit è nel 1983 all'interno del Dipartimento
di Scienze Fisiche. La sua sede è nell'area universitaria della Mostra d'Oltremare di
Napoli ed i suoi ottocenteschi armadi sono sistemati nell'aula del padiglione di Rodi. In
tale aula si svolgono le lezioni per gli studenti del Corso di Laurea in Fisica, ciò non
consente l'apertura al pubblica del Museo; con il trasferimento del Dipartimento nella
nuova sede della Facoltà di Scienze di Monte S.Angelo il Museo avrà la sua definitiva
sistemazione.
(Edvige Schettino)
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Museo di
Paleontologia
Largo San Marcellino, 10. Tel. 081-204775.
Via Palladino, 39.
Tel. 081-5473361.
Direttore Prof. Gioacchino Bonaduce
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Canino inferiore di "Iippopotamus amphibius" risalente al
Pleistocene e ritrovato a Venosa (PZ). |
Il Museo di Paleontologia, che ha sede nel Monastero dei
S.S. Marcellino e Festo, si formò nel 1932 in seguito all'istituzione della Cattedra di
Paleontologia e si arricchì subito delle Collezioni che erano appartenute al Museo di
Mineralogia e di quelle dell'Istituto di Geologia sorte nel 1860.
Dall'epoca della sua costituzione il Museo di Paleontologia ha subito per almeno 3 volte
gravi danni alle collezioni. Durante l'ultima guerra l'angolo occidentale del Museo fu
colpito da una bomba incendiaria. Andarono perduti, in questa circostanza, tutti i pesci
dell'Eocene di Bolca (VR) ed alcuni del Miocene della provincia di Lecce, diversi fossili
di mammiferi e numerosi manufatti di interesse paleontologico.
Attualmente le collezioni del Museo di Paleontologia superano i 50.000 reperti. Quelli
già catalogati sono circa 23.000. In essi sono rappresentati i maggiori raggruppamenti
animali e vegetali a partire da circa 600 milioni di anni fa. La loro provenienza è
quanto mai varia. Pregevoli sono le collezioni di mammiferi delle grotte di Cassino (FR) e
di Campagna (SA), nonché le collezioni di Invertebrati delle province meridionali che i
vari docenti e ricercatori del gruppo geo-mineralogico, hanno negli anni incrementato.
Meritano ancora di essere ricordati gli esemplari che attraggono maggiommente l'attenzione
dei visitatori: tre ittiosauri del Lias del Wuttemberg (Gemmania), uno scheletro
pressocché completo di Sirenide del Miocene di S. Domenica di Ricadi (CZ), un cranio
completo di Elephas antiquus italicus di Pignataro Iteramna (FR), un dente di ippopotamo
ed un esemplare di palma fossile (Latanites sp.) dell'Eocene del M.te Bolca nel Veneto. E'
di questi giorni l'arrivo di un dinosauro carnivoro vissuto circa 150 milioni di anni fa.
Ma il fiore all'occhiello del Museo è rappresentato, per l'importanza scientifica e
per la bellezza degli esemplari, dalle collezioni di pesci fossili provenienti dai tre
giacimenti della Campania ed, in particolare, quelli del Triassico medio di Giffoni
Vallepiana (SA) risalenti a circa 210 milioni di anni fa e quelli del Cretacico di
Pietraroia (BN) e di Castellammare di Stabia (NA) di circa 115 milioni di anni fa.
Il giacimento di Giffoni Vallepiana è stato oggetto di interesse da parte dei geologi sin
dal 1897, quando iniziarono gli studi, voluti dal governo, per una possibile coltivazione
dei livelli bituminosi. I primi pesci di Giffoni erano stati però rinvenuti in precedenza
nel 1815, dal Cavaliere Filippo Basso, che li portò in omaggio a Re Ferdinando.
La Collezione di pesci fossili di Castellammare di Stabia consta di circa un centinaio di
esemplari, quasi tutti in ottimo stato di conservazione. Il primo nucleo di questa
collezione fu ceduto dal Real Museo Mineralogico al Gabinetto di Geologia, con annesso
Museo, istituito nel 1860.
Nella seconda metà del secolo scorso (1846) iniziarono gli scavi presso la località
fossilifera di Pietraroia, con reperimento di fossili che costituiscono l'ossatura
principale di una delle più numerose e prestigiose collezioni del Museo. Gli studi
condotti per circa un ventennio confluirono nella pubblicazione della Paleontologia del
regno di Napoli del 1850, divenuta oggi una vera rarità bibliografica.
Negli anni 1882-1885, il Prof. Francesco Bassani, interessato allo studio delle principali
ittiofaune cretaciche dell'Europa e dell'Asia Minore, riscontrò notevoli analogie tra
alcune specie di pesci provenienti dal giacimento di Pietraroia ed altre ritrovate nei
giacimenti di Lesina e Comen e ne dedusse che l'ittiofauna di Pietraroia doveva
considerarsi di età cretacica.
Intorno agli anni 1914-1915 Geremia D'Erasmo fornì una dettagliata descrizione dei pesci
rettili e anfibi del giacimento, che allora ammontavano a circa 400 esemplari. Nuovo
impulso allo studio della fauna è derivato dallo scavo sistematico che il Museo di
Paleontologia ha condotto, in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali di Torino,
nel 1982, recuperando circa 250 esemplari che sono andati ad aggiungersi alla già
prestigiosa collezione del materiale fossile precedente. |
Museo di Scienze Naturali
Via Mezzocannone, 8. Largo San Marcellino, 10. Tel. 081-204775. |
Museo Anatomico
Via Armanni, 5. Tel. 081-566.60.10. Visita per appuntamento. |
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