| MUSEO DELL'OPERA DI SANTA CHIARA | |||
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Museo dell'opera di Santa Chiara Via Santa Chiara 49, tel. 081.7971256 Sito web: www.museionline.it Comprende il Chiostro maiolicato, il museo dell'opera e l'area archeologica. La raccolta museale Il complesso monumentale di S. Chiara rappresenta la più importante costruzione sacra mai sorta a Napoli. Fu edificato a partire dal 1310 per volontà del re Roberto d'Angiò, il quale volle creare una cittadella francescana che fosse tempio di pace e di preghiera nei secoli. Con il passar del tempo, il monumento subì alterazioni e ritocchi di diversa entità, dovuti per lo più ai frequenti movimenti sismici. Ma il rifacimento più radicale fu quello che, intorno al 1750, cambiò completamente l'aspetto dell'edificio da gotico in barocco. Il 4 agosto 1943 la furia bellica si abbatté su S. Chiara devastandola: in seguito ad un'incursione aerea, la cittadella francescana si trasformò in un immenso rogo che si protrasse per giorni; a causa dell'alta temperatura i marmi calcinarono, le sculture si decomposero come cera, molte tele ed affreschi andarono distrutti. Ma ciò che fu salvato dalle macerie alimentò la speranza circa la rinascita dell'intero complesso. Un'opera intelligente ed esperta di restauro, guidata dal francescano P. Gaudenzio dell'Aja, ha restituito l'edificio al suo antico splendore gotico, esaltandone il grande valore storico ed artistico. Ma un recupero integrale dei tesori d'arte in S. Chiara era impossibile. Molti frammenti in marmo ed in legno di capolavori di varie epoche, andati irrimediabilmente perduti, hanno, tuttavia, trovato un'adeguata valorizzazione nelle sale del Museo dell'Opera di S. Chiara. Il Museo dell'Opera di S. Chiara si propone come luogo di sintesi ideale tra le diverse componenti - archeologica, storica, architettonica ed artistica - insite nel complesso monumentale. Attraverso un percorso mirato (Sala archeologica, Terme, Sala della Storia, Sala dei Marmi, Sala dei Reliquari), si è cercato di individuare le tappe salienti di una vicenda, molto complessa, sviluppatasi nel corso di quasi duemila anni di vita religiosa ed artistica. Nella Sala Archeologica sono esposte le testimonianze archeologiche più significative ritrovate nell'area di S. Chiara, datate dal I al IV sec. d.C.; da qui si ha accesso all'area degli scavi, che hanno portato alla luce i resti di un edificio termale risalente ai primi secoli d.C., il quale rappresenta il più completo esempio di terme documentato per l'antica città di Neapolis: Nella Sala della Storia. attraverso oggetti e frammenti di opere, è illustrata la storia del complesso conventuale dalle origini all'assetto attuale, tra questi, due bellissimi vasi da fiori, unici superstiti di una serie numerosissima che Domenico Antonio Vaccaro aveva disegnato ad ornamento del celebre Chiostro Maiolicato. Nella Sala dei Marmi sono raccolti frammenti di opere marmoree provenienti dalla Basilica, dall'annesso Monastero delle Clarisse e dal vicino Conventino dei Frati Minori, databili a partire dal XIV sec.; tra questi, lo splendido fregio (lungo m. 18 ca.) con episodi della vita e del martirio di S. Caterina d'Alessandria ed il pulpito trecentesco. Nella quarta sala sono esposti sontuosi paramenti sacri, ricchi reliquari del XVII e XVIII secc., nonché opere lignee di grande plasticità ed intensità espressiva, come il dolente Ecce Homo di Giovanni da Nola (1520 ca.) ed un frammento della Sacra Famiglia, opera di un anonimo ma capace scultore del XVII sec.. L'ambizioso obiettivo, che il Museo dell'Opera di S. Chiara intende perseguire, è costituire una struttura di ricerca vitale e dinamica in costante evoluzione nel tempo, al fine di ricostruire la storia del complesso monumentale per certi versi ancora oscura. La gestione del Museo è stata affidata al Centro Francescano di Cultura - Oltre il Chiostro. Il Museo si inserisce in un più ampio e concreto impegno di animazione culturale e di annunzio del Vangelo, seguendo quello stile francescano che ama estendere il modello di vita del proprio chiostro al caotico e conflittuale mondo esterno, per la ricerca comune delle ragioni della speranza e della salvezza. (Dott.ssa Giuseppina BIANCINI - Responsabile Relazioni Esterne) Disabili sedie a ruote/ridotta mobilita': si
La facciata è sobria e imponente, con un grande rosone centrale. Il campanile, separato dalla struttura, fu iniziato nel 1328, ma completato solo nel '500, quando fu dotato anche di cinque campane; queste, cadute per il bombardamento del 1943, furono rimesse al loro posto nel 1949. Il campanile della chiesa di Santa Chiara L'interno è un vasto, alto ambiente rettangolare, su cui si affacciano le cappelle, illuminate da bifore e trifore. Dietro l'altare maggiore campeggia il grande sepolcro di Roberto, lievemente danneggiato dai bombardamenti; opera dei fratelli Giovanni e Pacio Bertini, rappresenta la figura seduta del re, ed è sovrastato da un'epigrafe attribuita a Francesco Petrarca ("cernite Robertum regem virtute refertum"), grande ammiratore del sovrano angioino. La nona cappella conserva la struttura barocca, ed accoglie le sepolture dei Borboni: in particolare, la sontuosa tomba del principe Filippo, primogenito di Carlo III, opera di Giuseppe Sanmartino (1777); di fronte a questa, è il sepolcro della venerabile Maria Cristina di Savoia, regina di Napoli. La prima cappella sulla sinistra, adiacente all'ingresso, ospita invece le spoglie di Salvo d'Acquisto, l'eroico carabiniere sacrificatosi, durante la II guerra mondiale, per salvare un gruppo di civili innocenti dalla rappresaglia nazista. L'interno, sobrio e imponente, dell'abazia Adiacente alla chiesa è il coro delle Clarisse, che conserva l'originaria struttura trecentesca e resti degli originali affreschi attribuiti a Giotto e alla sua bottega.
Celebre è poi il grandioso chiostro maiolicato delle Clarisse:
originariamente di matrice gotica, questo fu trasformato nel 1742 da Domenico Antonio
Vaccaro che ne rivestì la struttura e i ben 72 pilastri ottagonali di stupende mattonelle
policrome in gusto rococò, disegnate dallo stesso Vaccaro e realizzate dai
"riggiolari" napoletani Donato e Giuseppe Massa. |
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