| MUSEO PRINCIPE DIEGO ARAGONA PIGNATELLI CORTÉS |
| Museo principe Aragona Pignatelli Cortés Villa Pignatelli. Riviera di Chiaia, 200. Tel. 081-669675; Tel. 081-7612356 Orario: Martedì-Domenica 9.00-14.00. Lunedì chiuso. Ingresso 2,00 . Mobili dell'Ottocento, porcellane, arredamenti, collezione d'arte del Banco di Napoli. In un padiglione in fondo al giardino, il museo delle carrozze. Cenni Storici Il museo ha sede nel bel palazzo neoclassico noto come Villa Pignatelli. Esso venne costruito nel 1826, in posizione arretrata rispetto ai palazzi che nei primi decenni dell' 800 si andavano edificando lungo la Riviera di Chiaia. Sin dalle sue origini le caratteristiche di questa Villa principesca si legano al gusto e all'importanza delle aristocratiche famiglie che l'hanno abitata: gli Acton, i Rothschild e i Pignatelli. Sir Ferdinando Acton (1801-1837) acquistò il terreno il 2 marzo 1826, da Lord Guglielmo Drammond, che l'aveva a sua volta comperato l'anno precedente dagli antichi proprietari, i Carafa di Belvedere; l'incarico di progettarla venne affidato all'architetto napoletano Pietro Valente. La Villa rappresenta un unicum tra gli esempi dell'architettura neoclassica napoletana per la magniloquenza di alcuni elementi utilizzati come l'imponente "peristilio", che la rende simile alle ville rappresentate negli affreschi pompeiani e stabiesi. L'eccentricità di certe soluzioni adottate da Valente (come ad esempio l'ingresso situato sul fronte posteriore), risultato di oltre venti progetti elaborati per il committente nel corpo di fabbrica, suscitò severe critiche nel bigotto clima dell'architettura napoletana di quegli anni. Ferdinand Acton sposò nel 1832 Maria Luisa Pelline, unica figlia ed erede del Duca di Dalberg. Nel 1840, dopo la sua precoce morte, avvenuta nel 1837, la giovane vedova si risposò con il secondo conte di Grandville e vendette la casa napoletana a Carl Mayer von Rothschild. La Villa venne modificata da un ignoto architetto parigino e in seguito da Gaetano Genovese. Nel 1867 il secondogenito di Carl Adolf Rothschild vendette la Villa al Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés, il quale proseguì gli interventi di trasformazione dell'abitazione e del parco. Grazie al gusto e all'intelligenza della principessa Rosina, moglie del giovane principe Diego, nipote e omonimo del Principe Pignatelli, la Villa diventerà nei primi decenni di questo secolo luogo di incontro di regnanti e aristocratici d'Italia e d'Europa. La stessa principessa nel 1955 donò allo Stato, la Villa, con il giardino, gli arredi, e la raccolta di oggetti d'arte decorativa che oggi costituiscono il Museo Diego Aragona Pignatelli Cortés. Unica condizione della donazione fu che l'appartamento, nella sua parte rappresentativa con tutto il suo arredo di mobili e le raccolte di oggetti di arte decorativa, rimanesse conservato integralmente nei suoi aspetti caratteristici e nessun oggetto potesse esserne distratto a far parte di altre collezioni. Del Museo fanno parte anche il ricco fondo librario, composto da piu 2.000 libri e oltre 4.000 dischi di musica lirica e classica, e il Museo delle carrozze intitolato al Marchese Mario d'Alessandro di Civitanova. Il ruolo preminente del Museo è costituito dall'attività espositiva; i locali del primo piano salvo quelli che hanno conservato gli arredi originali sono la sede di mostre temporanee di arte antica e moderna e nella veranda coperta al piano terreno si svolgono ugualmente esposizioni e concerti di musica classica. Gli Arredi Il Salotto rosso è arredato con grandi consolles neobarocche, in legno intagliato e indorato, sormontate da ricche cornici che inquadrano monumentali specchiere; l'intaglio neorinascimentale delle librerie, del tavolo e dei divani caratterizza, invece, l'ambiente della Biblioteca; funzionali stipi e pregevoli boiseries rendono, infine, la sala da pranzo un ambiente di raffinata eleganza. Tra i mobili vanno segnalati il tavolo neoclassico in legno, marmi policromi e pietre dure; lo scrittoio con alzata con placche di porcellana di Sévres, da riferire a quella tipologia di secretaire con alzata a ribalta e placche in porcellana realizzate in Francia negli anni 1775-80 da Martin Carlin. Tra gli oggetti d'arte spiccano tre interessanti dipinti su tavola con "Storie della vita della Vergine", databili al 1530 circa di Giovan Filippo Criscuolo, e inoltre il "Narciso" di Vincenzo Gemito, ispirato ad esempi classici. Insieme alla Villa, la famiglia Pignatelli volle donare l'ampia raccolta di oggetti d'arte decorativa affinché costituisse la collezione stabile del Museo. L'eterogeneità degli oggetti esposti, mostra chiaramente che l'interesse dei Pignatelli era rivolto a precise esigenze di arredo, piuttosto che ad un collezionismo vero e proprio. La raccolta di porcellane costituita da una vasta campionatura delle più importanti fabbriche italiane ed europee di '700 e '800. Il nucleo più ampiamente rappresentato è quello della manifattura di Meissen, con il Servizio da caffè (1735-40), decorato con paesaggi e marine, e con il gruppo plastico raffigurante il "Ratto di Proserpina" (1750 ca.), oltre ad una serie di gruppi di scene allegoriche. Degni di nota sono anche i pezzi della manifattura di Vienna, con scene galanti e mitologiche, come il gruppo con "Perseo che libera Andromeda" (1760-65 ca.), contraddistinte da una fantasiosa esuberanza dell'ornamentazione e da una certa leziosità di gusto. Di estrema raffinatezza il Servizio da tavola di rappresentanza, con posateria d'argento e bicchieri inglesi, recanti lo stemma Pignatelli, eseguito intorno al 1830-40 dalla manifattura di Bonneval di Limoges e composto da numerosi piatti con al centro decorazioni d'uccelli. Tra le porcellane italiane del '700 sono ben rappresentati gli oggetti di produzione della Real Fabbrica di Capodimonte (1743-1759), come la "Lavandaia", il "Gentiluomo con marsina" e la graziosa "Scena galante con cagnolino". Un'opera di particolare preziosità, tra gli oggetti d'arte del Museo, la "Trembleuse", in vetro lattimo, con decorazioni a smalti policromi, prodotta a Murano nella prima metà del'700 dalla fabbrica dei Miotti. Il Museo Delle Carrozze Il Museo prende il nome dal marchese Mario d'Alessandro di Civitanova, che donò nel 1960 una cospicua collezione di carrozze ottocentesche e di finimenti, sistemata nel Museo di Villa Pignatelli. Il Marchese di Civitanova, raffinata figura di collezionista, aveva raccolto durante tutta la vita, nella sua residenza borbonica a Resina, sul Miglio d'Oro, eccezionali esemplari, insieme ad una numerosa serie di accessori d'ogni genere, dai finimenti ai frustini, con manici d'argento o d'avorio, ai morsi, alle mordature, alle briglie. Si aggiunsero a questa ulteriori donazioni, come quella del marchese Spennati, del marchese Dusmet e del conte Leonetti di Santojanni.Tra gli oggetti esposti piu rappresentativi, si segnalano le carrozze inglesi, quali il modello Mail Coach e la London o Ragno, entrambe della fine del secolo XIX. Di fattura francese sono alcuni Phaeton, carrozze da passeggio, molto leggere con ruote alte. Della bottega dei napoletani Solano è la carrozza Poney chaise detta anche Canestro e la Dog Kart carrozza scoperta a quattro posti. |
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