MUSEO FERROVIARIO NAZIONALE DI PIETRARSA
Museo di Pietrarsa
Via Pietrarsa/Corso S.Giovanni a Teduccio. Tel. 081-472003. Dal Lunedì al Sabato ore 9.00-14.00.

Ingresso gratuito ( Attualmente chiuso per lavori impianto idraulico. Probabile riapertura per fine 2007 ).

     Il re Ferdinando II di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie, a causa della dipendenza del suo regno dall'industria straniera, volle avviare un processo di industrializzazione e lo sviluppo delle strade ferrate ne fu uno degli aspetti più rilevanti. Proprio qui, nel Meridione, fu costruita la prima linea ferroviaria in Italia, la Napoli-Nocera-Castellammare il cui primo tratto (Napoli-Portici) fu inaugurato il 3 ottobre 1839.
La locomotiva, chiamata "Vesuviana", fu montata a Napoli con pezzi costruiti e progettati in Inghilterra sul prototipo della Rocket ed era capace di raggiungere la velocitá di 60 Km/h.
Il 6 Novembre 1840, Ferdinando II emanó un decreto per l'acquisto di un suolo posto al confine fra Napoli e Portici sul quale impiantare un nuovo Opificio. Il luogo, anticamente detto Leucopetra, dopo l'eruzione del Vesuvio del 1631 era stato denominato Pietrarsa. Le prime sette locomotive costruite a Pietrarsa con materiali inglesi furono chiamate: Pietrarsa, Corvi, Robertson, Vesuvio, Maria Teresa, Etna, Partenope. Nel 1845 lo zar Nicola I di Russia su invito di Ferdinando II visitó le officine, rimanendo
molto colpito tanto da ordinare di rilevare la pianta dello stabilimento per riprodurlo nell'aria industriale di Kronstadt. L'Opificio di Pietrarsa fu visitato anche da Papa Pio IX. L'imponenza degli Edifici del Museo si rileva in modo spettacolare nel padiglione dei modelli, una volta reparto torneria.

Nel Padiglione modelli, infatti, sono conservati plastici statici e in movimento fra cui, molto significativo, quello realizzato dalla Bettinart che illustra l'antico sistema a terza rotaia della Milano-Varese-Porto Ceresio. Nel 1853 il Reale Opificio di Meccanico e Pirotecnico di Pietrarsa era ormai completo in tutti i suoi reparti di lavorazione ed in piena efficienza, tanto da divenire il primo nucleo industriale della penisola. In quegli anni nello stabilimento oltre che lavori per le ferrovie, si eseguivano opere pirotecniche per la guerra, macchine e strumenti per porti, cantieri ed arsenali, macchine a vapore per la Marina del Regno e anche, opere di notevole pregio artistico come statue e busti. Due candelabri fusi a Pietrarsa, tuttora illuminano lo scalone principale del Palazzo reale di Napoli. Nel Padiglione "locomotive" ex reparto montaggio, si trovano 24 locomotive a vapore e quattro locomotive trifase che offrono un ampio panorama sulla evoluzione della tradizione su rotaia. 


Nel 1860, con la caduta del Regno Borbonico e con l'unitá d'Italia, Pietrarsa passò in gestione al governo Italiano. L'Opificio fu rilevato dalla ditta Bozza. La ditta Bozza ridusse le maestranze ed allungó l'orario di lavoro fino ad 11 ore giornaliere, licenziò molti operai i quali indissero uno sciopero. Bozza spaventato ottenne la rescissione del contratto, in seguito la gestione dell'Opificio passò alla società Nazionale di Industrie Meccaniche, la quale abbinò la produzione di Pietrarsa con quella dello stabilimento dei Granili.
Il primo Gennaio 1878 lo Stato decise di gestire direttamente lo Stabilimento di Industrie Meccaniche di Pietrarsa e Granili affidandone la direzione all'Ing. Passarini. Durante la gestione Passarini furono costruite 110 locomotive, 845 carri, 280 vetture e varie caldaie. I rotabili costruiti a Pietrarsa furono utilizzati su tutta la rete italiana. Nel 1885 con le Convenzioni Ferroviarie, l'esercizio di tutta la rete nazionale fu dato in concessione a tre societá: l'Adriatica, la Mediterranea e la Sicula. Con la
gestione della Rete Mediterranea, Pietrarsa e Granili furono ristrutturate e dotate di nuovi mezzi. Le officine furono destinate alla "Grande Riparazione" e non piú alla costruzione del materiale rotabile.

Lo Stato Italiano con la legge del 22 aprile 1905, assunse l'esercizio diretto di tutte le linee ferroviarie del territorio nazionale e, quindi, anche delle due officine napoletane.

Pietrarsa continuò a provvedere alla Grande Riparazione delle locomotive a vapore, mentre Granili fu destinata alla riparazione dei veicoli e alla fusione di getti in ghisa e bronzo.
Nei due stabilimenti furono operati dallo stato interventi di ristrutturazione sia per gli edifici che per le attrezzature. Tali interventi consentirono alle officine di operare durante il II conflitto mondiale il massimo sforzo di produttività.


Durante il periodo post-bellico la diffusione delle locomotive diesel ed elettriche determinò il declino delle locomotive a vapore ed
inoltre anche le officine di Pietrarsa si avviarono ad rapido declino essendo destinate alla riparazione dei pochi rotabili a vapore rimasti in circolazione. Il 20 dicembre 1975, le Offine di Pietrarsa cessarono la loro attività.
Quel giorno fu consegnata all'esercizio l'ultima locomotiva uscita dalla "Grande Riparazione" la 640.088.
I padiglioni dell'ex Opificio Borbonico si resero disponibili come spazi espositivi di grande fascino architettonico per un museo a carattere nazionale sulla "civiltá della rotaia".
Un progetto realizzato grazie all'Ente Ferrovie dello Stato con l'inaugurazione del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa avvenuta il 7 ottobre 1989.
I lavori di restauro delle officine di Pietrarsa per adattarle ad una funzione espositiva sono stati condotti nel rispetto delle caratteristiche ambientali e stilistiche dell'antico Opificio borbonico.

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