CASTEL DELL'OVO
L'uovo di Virgilio
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astel dell'Ovo si chiamava un tempo Castello Marino o di Mare, e dovette il nome che porta ancor oggi, probabilmente, al profilo ovoidale della sua pianta, ma una leggenda vuole che Virgilio ponesse un uovo dentro un fiasco o una caraffa di vetro ed il tutto in una gabbia di ferro, sospesa in una stanza del castello, la cui sorte sarebbe dipesa da quella dell'uovo. Rottosi questo e dunque crollato il castello al tempo di Giovanna I, la regina lo fece ricostruire sostituendo un altro uovo a quello rotto.
Secondo un altro testo leggendario, addirittura la città intera stava in bilico su un uovo, e si scrollava tutta se questo si muoveva. Secondo un altro ancora, Napoli possedeva un tempo due castelli, cinti d'ogni parte dal mare e ciascuno posato su un uovo; una volta, un tale ruppe una delle due uova, e il castello crollò. Rimase il secondo, sempre bilanciato sul suo fragilissimo fondamento.

Il rifugio dell'ultimo imperatore
        
Sull'isolotto dove sorge oggi Castel dell'Ovo fu in antico una delle splendide ville di Lucullo, adorna d'opere d'arte rapite alle città d'Asia Minore che i romani avevano assoggettate, e famosa anche per sapienti opere idrauliche. Decaduta per la morte di Lucullo (che si vuole trascorresse i suoi ultimi anni in uno stato di ebetudine a causa d'un elisir d'amore propinatogli da un liberto), la villa avrebbe ospitato poi Romolo Augustolo, ultimo imperatore d'Occidente, qui relegato dal vincitore Odoacre.

Colonne di Lucullo in refettorio cenobitico
        
Morto Romolo Augustolo nel 476, nel 492 approdarono all'isola monaci basiliani in fuga dalla Pannonia, che vissero in anguste cellette scavate nella roccia. Cinque file di colonne tolte dalla villa di Lucullo sorreggono ancora le volte di una sala dei cenobiti, che fu probabilmente il loro refettorio.

Morte d'una santa
        
La leggenda vuole che in una celletta del cenobio, coricata su una dura graticola, morisse venticinquenne la bellissima santa Patrizia, nipote dell'imperatore di Costantinopoli, fuggita dai parenti per seguire la sua vocazione religiosa e qui approdata dopo movimentate vicende. E' la santa il cui sangue si liquefa nel convento di San Gregorio Armeno.

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