| 'O MUNACIELLO |
| O munaciello era il folletto domestico dispettoso e generoso,
amato e temuto, allegro e vendicativo, che abita le vecchie case di Napoli. Da coloro che
sostenevano di averlo visto, o addirittura di averci parlato, il monaciello veniva
descritto in genere così: Alto poco più di mezzo metro, tondo e panciuto, ma agilissimo,
vestito da frate o da prete, in testa una scazzetta,
cioè uno zucchetto. Il colore del cappello era importante: indicava le intenzioni dello
spiritello verso chi lo vedeva, se era rosso annunciava
fortuna e ricchezza, ma se era nero erano guai! Il monaciello era unabusivo. Si insediava senza chiedere il permesso a nessuno e si comportava come se fosse a casa sua. A volte si trovava già lì quando arrivava la famiglia, altre volte decideva improvvisamente di stabilirsi in un appartamento che per qualche ragione gli andava a genio e che da quel momento considerava suo, anche se chi lo abitava ne era il legittimo proprietario o se, al contrario del monaciello, pagava regolarmente laffitto. E si sentiva in diritto di cacciare via gli "intrusi" . Per raggiungere il suo scopo non gli mancava la fantasia; ogni scherzo, anche pesante, e ogni dispetto erano buoni: tirava via le coperte dal letto, faceva cadere lintonaco dal soffitto, rubava le provviste in cucina, suonava il campanello di casa di notte, faceva tossire tutti spingendo il fumo dal camino. Ma la sua specialità era nascondere gli oggetti. Così la vittima del monaciello, sul punto di uscire e magari già in ritardo, non trovava più una scarpa, un orecchino o un guanto. E cominciava a girare imprecando e lamentandosi, per tutta la casa per trovare alla fine il guanto in bagno, lorecchino in una pentola e la scarpa nel secchio della spazzatura, mentre il monaciello scappava via velocissimo, ridacchiando tutto contento dello scherzo che aveva fatto. Vederlo era difficile, al massimo si riusciva a cogliere con la coda dellocchio un pezzetto di tonaca che spariva dietro un mobile. Acchiapparlo era impossibile: il monaciello conosceva tutti i trucchi per sfuggire alla cattura dopo aver combinato guai e si predisponeva in casa dei punti strategici per ritirarsi rapidamente.Le antiche case di tufo del centro storico erano quelle che il monaciello preferiva e dove, qualche volta si faceva vedere; in particolare se erano fornite di unampia cucina corredata di una dispensa allantica, con salami e caciocavalli appesi al soffitto e bottiglie allineate lungo le pareti. Infatti al monaciello piaceva molto bere e mangiare bene. Questo spiega perchè fossero attribuite a questi spiritelli molte imprese dei gatti e, in effetti, il monaciello presenta alcune affinità di carattere con il gatto di casa: tutti e due sono agili silenziosi ed hanno labitudine di tendere agguati nei corridoio semibui a chi porta vassoi con tazzine . Eppure il monaciello non era cattivo e raramente combinava grossi guai anche se i suoi continui dispetti portavano allesasperazione le famiglie che li dovevano subire e alla lunga rendevano insopportabile la permanenza in una casa. Anzi, siccome era anche capriccioso e soffriva senza alcuna logica di simpatia o antipatia, ogni tanto decideva di far diventare ricco qualcuno che gli piaceva. Improvvisamente la persona prescelta, che di solito era una bella ragazza, cominciava a trovare soldi e gioielli sul comò e vestiti nuovi nellarmadio o in casa e tutti cominciavano a vivere più comodamente, mentre i vicini spettegolavano. Ma guai a chi osava vantarsi di questa amicizia privilegiata! Lo spiritello geloso e suscettibile si vendicava e perseguitava chi aveva rivelato il segreto. Non mancano neanche esempi di monacielli pentiti che, con il passar del tempo, si erano affezionati, più ancora che alla casa, alla famiglia che labitava e che erano riusciti a cacciare via. Ecco una storia che lo dimostra come lo racconta, più o meno, lo scrittore Baldini . Il protagonista era uno scienziato che, incontrando unamico gli racconta che ha dovuto lasciare la vecchia casa nella quale era stato ventisei anni e dove erano nati i suoi figli e le sue opere. "Doverla lasciare, puoi crederlo, è stata una pena per tutti. E dire che il cambiamento non sarà servito a niente. Per il momento il monaciello se ne sta buono e quieto acquattato chi sa dove, ma inutile farsi delle illusioni. Cè ancora." "E chi è questo monaciello ? " "E vero, tu non lo sai, manchi da tanti anni e non puoi avere idea di come si era ridotta, per colpa sua, la nostra casa. Un inferno. Ora ti spiego. Naturalmente ti metterai a ridere e dirai che sono "napoletanate" e superstizioni. Ma spera che la tua pazienza non debba essere mai essere messa alla prova come la nostra." In casa mia sembrava arrivato il momento di starsene un pò tranquilli. I ragazzi diventati grandi, avevano trovato tutti la propria strada e noi ci eravamo messi comodi, quando ecco che, qualche anno fa, il monaciello fa la sua prima apparizione: alto come un bambino di tre anni, vestito da frate, a piedi scalzi con il cordone alla vita ed il cappuccio sugli occhi, con un visino pallido e due occhietti neri neri. Tu ridi, ma fà conto di aver in casa il genio del dispetto. Non cera giorno che il monaciello non ne combinasse una delle sue per esempio tu te ne stai tranquillo a lavorare e nella stanza vicina senti bussare, piantare chiodi, rompersi vetri, rovesciarsi una sedia. Corri di là tutto agitato e vedi scantonare la tonaca del monaciello in una altra camera e senti stridere la sua risatina spaventata di pipistrello nella stanza dove stavi prima. Tu pensi che si tratti di allucinazioni, ma non devi credere che io sia stato il solo ad averlo visto; le descrizioni di tutti quelli di casa concordano perfettamente. E guai a far finta di niente! Il folletto, indispettito, raddoppiava gli scherzi e disastri. Perchè il monaciello è permalosissimo e, se non ti fai vedere disperato per un dono che voleva farti, te ne fa due. A questo aggiungi assolutamente estranei in casa. Quando cerano invitati si scatenava: porte e finestre si spalancavano e si sentiva una gran puzza di gas, bruciava la roba sul fuoco, ti trovavi fra i piedi cani mai visti, le maniglie delle porte si muovevano come impazzite. Andati via gli ospiti, lo sentivi girare per le stanze che squittiva di gioia. Era tremendo o monaciello nostro! Un giorno spostava le lancette dellorologio, nascondeva le chiavi, rovesciava la tartaruga, apriva la gabbia delluccellino; un giorno girava i quadri, rompeva il termometro sparpagliando le palline dargento nel cassetto, rovescia linchiostro sulle carte, metteva di traverso in un passaggio scuro il secchio della spazzatura per far inciampare chi passava. La cucina, poi, era il suo campo di battaglia preferito. Quelle povere donne di servizio non potevano allontanarsi dai fornelli senza che lui spegnesse il gas, o rovesciasse tutta la saliera nellacqua bolliva, o aprisse la finestra, provocando starnuti, rimproveri e contestazioni. Ma faceva anche di peggio, come allagare la casa di notte, aprendo i rubinetti o far prendere fuoco da sola una scatola di fiammiferi. Ti dico: uninferno. Alla fine, spariti gli amici e donne di servizio, guardati con sospetto dal portiere e dai vicini, non ci restò altro da fare che traslocare in un appartamento dallaltra parte della città, nuovo, arieggiato e luminoso, lasciando al pestifero spiritello la vecchia casa piena di soppalchi, tramezzi e ripostigli tra i quali sapeva nascondersi così bene. Ed eccoci al giorno del trasloco. I carri dellagenzia ed il carretto del rigattiere sono in strada e mentre si spostano i mobili e si accumulano i pacchi e vado da una camera allaltra per sorvegliare i lavori di sgombero, sento dovunque piagnucolare e tirare su con il naso: era il monaciello che versava le sue lacrime di coccodrillo. Prima aveva voluto per se lappartamento ed ora gli dispiace restare da solo. Alla fine svuotata la casa, io stacco il mazzo di ferri di cavallo contro il malocchio da dietro la porta e la chiudo con violenza: Se ci sei, restaci e il diavolo tabbaia in gloria. Ed ecco il convoglio in marcia sotto il sole di maggio. Le zampe dei cavalli, fanno sfavillare il lastrico e noi siamo pieni di ottimismo e di fiducia allavvenire. Stasera si dorme nella casa nuova e quello che è stato è stato. Eravamo a più di metà della strada quando locchio attirato da un movimento sul carro, mi va sui mobili accatastati . Dio del cielo, che vedo? Che sento? O monaciello che, più arzillo che mai salta e rimbalza sul materasso arrotolato in cima ai bagagli, battendo le mani dalla gioia e strillando: Ce ne jammo a casa nova, ce ne jammo ! Il monaciello aveva un sacco di fratelli e cugini, tutti più o meno simili a lui, e non solo in Italia ma in mezzo mondo, dalla Russia alla Spagna, e ascendenze che arrivano almeno allantica Roma. Lo scrittore latino Petronio racconta di un uomo poverissimo che aveva rubato un berretto ad uno spiritello ed aveva trovato un tesoro. Da allora molte fortune improvvise furono spiegate con il furto della scazzetta, cosa difficilissima, perchè il monaciello, che era un napoletano più verace di un polipo di Mergellina, stava molto attento a non farsi scippare il cappello senza il quale avrebbe perso tutto il suo potere . Ma una volta due vecchiette gli tesero una trappola: prepararono un pentolone di fagioli con le cotiche, il piatto preferito del monaciello, e lo misero nella credenza. Attirato dallodore, il monaciello entrò nel mobile e, per stare più comodo, si infilò addirittura nella pentola e smise di mangiare solo quando ne vide il fondo. Poi gli venne un gran sono e si addormentò. Allora le vecchiette aprirono piano piano la credenza e gli rubarono la scazzetta. Figuratevi che successe quando il monaciello si svegliò e si accorse dello scherzo che gli aveva fatto! Maledicendo la voracità che lo aveva tradito, cominciò a girare come una trottola per le stanze per cercare da per tutto il suo cappello, che naturalmente non trovò. Alla fine, esausto, si buttò su una sedia e scese a patti con le vecchiette: se mi ridate la scazzetta disse vi dò una cassetta di soldi. Così le vecchiette diventarono ricche. I monacielli si erano stabiliti a Napoli da tempo memorabile e verso la fine del 500 erano diventati così numerosi che terrorizzavano talmente gli inquilini che la loro presenza era considerata, anche legalmente, una buona ragione per andarsene via di casa senza pagare laffitto. Per secoli i superstiziosi napoletani evitarono gli appartamenti che la tradizione indicava come abitati da spiriti e folletti. Con qualche eccezione, naturalmente, come si può vedere dalla storia che segue. Nel secolo scorso una vecchia casa in via Tribunali, che aveva fama di essere infestata da un monaciello particolarmente indiavolato, fu presa in affitto da un giovane studioso, di filosofia.Una bella mattina di maggio, tra lammirazione e lo sgomento degli abitanti del quartiere, il filosofo traslocò con i suoi molti libri ed i suoi pochi mobili, felice di aver trovato quella splendida casa antica per pochi soldi. Quando al monaciello, non se ne preoccupava affatto, considerando ridicole superstizioni tutti fenomeni paranormali. Il monaciello lasciò che linquilino mettesse a posto le sue cose e si ambientasse per un paio di mesi, poi incominciò con il suo solito repertorio: rumori improvvisi, oggetti che cadevano, provviste che sparivano dalla dispensa. Lo studioso pensando che fossero i topi, si portò a casa un gatto, ma il monaciello si offese: Ah sì disse tra sé - sono i topi? Ora ti faccio vedere io. Subito si udì un gran rumore di piatti rotti, la mensola della cucina era caduta con tutte le porcellane. Accidenti ! disse il giovane vedendo quel mare di cocci lo sapevo che avrei dovuto metterci dei chiodi più robusti ! Indispettito il monaciello incominciò a suonare il campanello di casa a tutte le ore del giorno e della notte. Lo studioso andava ad aprire e non vedeva nessuno. Bisogna che dica ai bambini di smetterla di fare questi scherzi borbottava chiudendo la porta - non riesco più a concentrarmi. A questo punto il monaciello, sempre più irritato, pensò di dare il meglio, anzi il peggio, di sè. Una notte mise su un orchestrina di pentole, piatti e coperchi, un fracasso infernale ed inquietante che a tratti diventava una musica sottile e delicata per soli bicchieri, quasi una ninna nanna che faceva assopire per un pò il povero filosofo, finchè un gran colpo di mestolo sulla caldaia di rame del bucato non faceva tremare i vetri e lo svegliava di botto. - Che quartiere rumoroso - sospirava il povero studioso rivoltandosi nel letto - e che razza di orari per fare musica! Dopo questa ennesima umiliazione, il monaciello decise di giocarsi lultima carta. Una sera comparve con la divisa dordinanza tonaca da frate e scazzetta rossa davanti alla scrivania del filosofo. - Allora! - gli gridò con la sua vocetta stridula - Mi vedi o non mi vedi? - Certamente - rispose lo studioso, convinto di essersi addormentato con la testa sul libro. E aggiunse: - Ma guarda un pò che sogni vado a fare! Il monaciello era tutto sommato uno sportivo e sapeva riconoscere un avversario più forte di lui. - Vabbe - disse - non ne parliamo più. Però non raccontare a nessuno quello che è successo, sennò perdo la faccia. Non te ne pentirai. Lo studioso, sbadigliando, promise, e da allora visse tranquillo nella vecchia casa e col tempo diventò ricco e famoso. |
| Se desideri trascorrere una piacevole vacanza da
noi, di carattere storico e culturale abbinando a tutto ciò un sano divertimento
rivolgiti a noi di ALENAPOLI TOUR scrivi a info@alenapoli.org
e chiedici informazioni. Vi
aspettiamo e BUON DIVERTIMENTO con ALENAPOLI TOUR |