Via Carbonara, tel.081
295873
 |
La trecentesca chiesa di San
Giovanni a Carbonara è una delle chiese napoletane più importanti, sia per il profilo
artistico che per quello religioso.
Essa sovrasta la chiesa di Santa Sofia, di epoca barocca, che contiene un altare dalle
belle forme ornate dal Sanfelice del 1746 ed alcuni interessanti bassorilievi
cinquecenteschi raffiguranti scene tratte dal Nuovo e Vecchio Testamento.
Salendo la bella scala troviamo il portale quattrocentesco, ricco di intagli e statue,
della cappella di Santa Monica che contiene il sepolcro di Ruggero Sanseverino opera di
Andrea da Firenze dei primi decenni del Quattrocento.
A sinistra si apre il recinto quattrocentesco della nostra chiesa, che è un
interessantissimo sepolcreto di personaggi di grosso spicco per la storia del rinascimento
napoletano: re, dignitari, patrizi, giureconsulti, prelati, militari che orbitarono
intorno a Ladislao e Giovanna II di Durazzo d'Angiò. |
L'origine della chiesa è trecentesca ed
è dovuta alla munificenza di un nobile napoletano, Gualtiero Galeota, che donò un suo
orto ed alcune case all'abate del piccolo romitorio degli agostiniani esistente in quella
zona, frà Giovanni d'Alessandro, perché vi costruisse un convento dedicato a San
Giovanni, protettore della famiglia Galeota.
A questa donazione del 1339 se ne aggiunse una seconda di altri due giardini nel 1343.
Frà Dionigi dette inizio alla costruzione del nuovo convento e della chiesa prima di
essere nominato dal papa Benedetto XII vescovo di Monopoli, in Puglia.
Il progetto iniziale venne attribuito ad un Masuccio II e l'esecuzione ad Angelo
Criscuolo.
Il complesso si avvarrà, poi, di ampliamenti ed abbellimenti, voluti dal re Ladislao
(1386 - 1414), sotto la guida di Giosuè Rocco.
Oggi si accede alla chiesa dalla bella scalinata barocca del Sanfelice e passando davanti
all'ingresso della "cappella di Santa Monica".
All'interno numerose testimonianze del gotico durazzesco napoletano, nonché
rinascimentali e molti sepolcri di uomini importanti.
Subito dietro l'altare maggiore è il possente monumento funebre di re Ladislao dal quale
si accede alla cappella Caracciolo del Sole, restaurata nel 1699, nel 1753 e nel 2004.
Ancora una cappella Caracciolo ma del ramo di Vico, troviamo a sinistra del presbiterio,
bella opera rinascimentale attribuita ai Malvito e voluta nel 1517 da Galeazzo Caracciolo.
Infatti, tutta la cappella è un piccolo museo di sculture dal rinascimento al rococò con
opere di Giovanni da Nola, Annibale Caccavello, Santacroce, Finelli, Sammartino.
Indietro
--- Avanti

|