SANT' ELIGIO MAGGIORE
Via Sant'Eligio

La chiesa di Sant'Eligio sorge non lontano da quella del Carmine nel popolare quartiere del Mercato, inglobata in costruzioni di scarsissimo valore architettonico all'interno di un'area urbana molto degradata e devastata durante l'ultima guerra che non ha risparmiato nemmeno il complesso monumentale colpito da un bombardamento il 4 marzo del 1943.
Soltanto da qualche anno la chiesa è stata riaperta al pubblico dopo un accurato restauro che le ha restituito il suo aspetto gotico come dimostra la bella abside che si affaccia, formando una quinta, sulla vicina piazza.
Fondata da Carlo I d'Angiò, con un annesso ospedale, nel 1270, la chiesa è la più antica fabbrica voluta dagli Angioini a Napoli (è ormai accertato che la costruzione di San Lorenzo Maggiore inizia, infatti, non prima del 1274).
Questo edificio sorse in quel luogo probabilmente anche come gesto di pacificazione politica ad appena due anni dalla morte di Corradino, con un dichiarato intento assistenziale, in una zona da sempre molto depressa ma di particolare importanza, data la vicinanza della porta urbana, per i traffici della città con l'entroterra.
L'attuale Educandato, che occupa l'area dell'antico ospedale, dichiara nelle sue strutture (compresi i due chiostri in piperno) una stratificazione e una trasformazione continua le cui ultime espressioni sono presenti nella settecentesca facciata di Ignazio di Nardo che chiude un lato della piazza del Mercato.
Alla chiesa, la quale dopo le complesse trasformazioni ha perso il suo ingresso principale, si accede, sul lato destro, da una porta laterale caratterizzata da uno splendido portale strombato che riflette pienamente il gusto gotico senza ancora le compromissioni con la cultura locale. Gli elementi chiaroscurali, con le profonde gole intagliate nella pietra, si arricchiscono di motivi naturalistici e di zoomorfiche figure in aggetto secondo una cultura francese di cui questo portale resta un raro esempio a Napoli e che trova una sua spiegazione proprio nella datazione della chiesa.
L'interno, dopo il recente restauro che l'ha liberato dagli stucchi ottocenteschi di Orazio Angelini (1836 - 1843), presenta una muratura di tufo giallo con membrature di piperno grigio secondo un uso cromatico di tali materiali costruttivi proprio di quasi tutte le fabbriche gotiche napoletane.
Tre grandi arconi si aprono sui due lati della navata centrale mentre una partitura, presente nella muratura superiore, dimostra che in una prima fase costruttiva lo spazio di questa aula era segnato da un ritmo più serrato con un diverso rapporto fra l'ampiezza delle arcate e l'altezza di queste stesse secondo un disegno estraneo alla cultura figurativa meridionale.
Così come una diversa impostazione spaziale appare evidente nelle coperture con le quali sono risolti gli invasi della navata centrale e del transetto (capriate lignee) e delle navate laterali (volte costolonate).
La tipologia della pianta, tre navate con transetto ed abside poligonale con copertura ad ombrello, è arricchita da una quarta navata sinistra, di ampie arcate in piperno risolte a tutto sesto secondo un disegno ormai rinascimentale.
Questa stratificazione, in cui le strutture rinascimentali inquadrano quelle gotiche presentando spesso una soluzione di estrema raffinatezza (si noti la chiave dell'arco rinascimentale che diventa il capitello di appoggio dei pendenti archi ad ogiva) trova in questo ambiente un motivo di particolare suggestione nelle partiture murarie affrescate da pittori napoletani di tradizione giottesca.
Prima di uscire dalla chiesa si noti la cappella rinascimentale che occupa la parete dell'ex ingresso principale. Attribuita dal Filangieri al Malvito, questa cappella apparteneva alla corporazione dei Lanii (cioè dei Macellai).
Usciti dalla chiesa ammiriamo il quattrocentesco arco dell'orologio (restaurato nel secolo XIX) che lega con un cavalcavia la chiesa agli edifici vicini. La volta a crociera rivela nelle sue strutture una datazione durazzesca e oggi, nonostante i successivi rimaneggiamenti, essa costituisce ancora un inconfondibile elemento della scena urbana, così come la restaurata abside con i suoi contrafforti e le sue aperture rimanda ad altri monumenti cittadini (Sant'Agrippina a Forcella e Donnaregina innanzitutto) i quali caratterizzano la lunga stagione della cultura angioina a Napoli.
Nel vicino Educandato va segnalata una fontana seicentesca che orna uno dei due chiostri (costruiti entrambi con pilastri in piperno secondo un disegno controriformistico molto diffuso a Napoli) ed il Tondo di Andrea Carafa, opera di Balsimelli, murato in una parete della scala principale; pochi elementi ormai testimoniano momenti di maggiore prestigio per un complesso monumentale per il quale è auspicabile un completo restauro liberando, ad esempio, anche quel che resta della facciata della chiesa oggi visibile, solo in parte, dal terrazzo di una casa vicina che la copre con la sua costruzione di nessun valore architettonico.

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