| GESU' NUOVO |
| Piazza del Gesù Avendo necessità di una nuova sede, i gesuiti comprarono il quattrocentesco palazzo dei Sanseverino, principi di Salerno e affidarono il progetto della chiesa a padre Giuseppe Valeriano, che nell'antico palazzo lasciò solo la facciata con bugnato a punta di diamante realizzato nel 1470 da Novello da San Lucano. Venne trasformata da Cosimo Fanzago secondo i canoni dell'architettura barocca. La prima chiesa dei gesuiti fu dedicata, per volere del viceré, all'Immacolata Concezione e, quando nel 1767, l'ordine gesuita fu bandito dal regno, la chiesa passò ai francescani riformati, che intestarono la chiesa alla Trinità Maggiore. Finalmente nel 1821 fu restituita all'ordine formatore. L'interno si presenta molto fastoso per il rivestimento in marmi policromi delle pareti e per la ricca decorazione degli altari e delle cappelle. E' caratterizzato da una pianta a croce greca a tre navate con bracci inclusi nel perimetro, e rivestito da paramenti marmorei e cicli di affreschi più volte restaurati, per i danni provocati per i numerosi e spesso gravi incidenti. L'altare maggiore, opera monumentale ma di scarso valore artistico, contiene intarsi di agata nera, giallo fiorito, porfido, diaspro, ametista, malachite, serpentina e lapislazzuli. Generalmente considerata una delle più
significative espressioni del barocco napoletano, nella chiesa dobbiamo anche notare la
presenza di artisti della tarda generazione manierista. Di Fanzago è anche la
statua di Sant'Ambrogio di Gonzaga posta nel Cappellone destro (dedicato
a S.Francesco Saverio); in alto le tre tele sono di Luca Giordano
dipinte in quella fase intensamente Barocca che precede il viaggio in Spagna del 1692. Dalla crociera si accede alla sacrestia,
molto bella ed imponente, in un armonioso e raffinato ambiente (purtroppo molto
danneggiato da un'incendio) rivestita da armadi lignei del XVII secolo
(dipinti ento il 1652) venne affrescata nella volta barocca da Aniello Falcone, alla quale
si accede attraverso un importante portale di Cosimo Fanzago. Il tutto è racchiuso da
cornici di stucco dorato, armadi lignei attribuiti a Fanzago e un prezziosissimo altare in
commesso marmoreo di Dionisio Lanzari del 1658. |
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