DUOMO, SUCCORPO E SANTA RESTITUITA
Via Duomo, 147
Foria

Facciata gotica del Duomo di Napoli Duomo e Santa Restituita

La Cattedrale sorge sul luogo dove esistevano due antiche basiliche: Santa Restituita e la Stefania . La sua costruzione, voluta da Carlo d'Angiò nel 1294, comportò una radicale trasformazione del sito. I tempi lunghi d'esecuzione, i cambiamenti del gusto, i restauri richiesti per i danni causati dai numerosi e spesso devastanti terremoti, hanno motivato rimaneggiamenti che hanno profondamente modificato l'aspetto spaziale e gli elementi figurativi dell'edificio antico.


Duomo e Santa Restituita

La Cattedrale sorge sul luogo dove esistevano due antiche basiliche: Santa Restituita e la Stefania . La sua costruzione, voluta da Carlo d'Angiò nel 1294, comportò una radicale trasformazione del sito. I tempi lunghi d'esecuzione, i cambiamenti del gusto, i restauri richiesti per i danni causati dai numerosi e spesso devastanti terremoti, hanno motivato rimaneggiamenti che hanno profondamente modificato l'aspetto spaziale e gli elementi figurativi dell'edificio antico. La testimonianza più antica è costituita dal Battistero di San Giovanni in Fonte, di grande interesse sia per la sua struttura arhcitettonica che per la preziosa decorazione a mosaico . Realizzato ai tempi del vescovo Severo (IV sec.), in origine era un edificio isolato con ingresso sulla parete ovest, oggi vi si accede dalla basilica di Santa Restituita, il cui aspetto attuale si deve all'intervento (1689-92) di Arcangelo Guglielmelli. La basilica, nella quale sono da segnalare gli affreschi romanici nella calotta dell'abside e i pregevoli mosaici di Lello Da Orvieto (1322) in una delle cappelle di sinistra, comunica direttamente con la cattedrale rispetto alla quale è orientata ortogonalmente .

La cattedrale mostra un'impianto originario a croce latina, a tre navate, divise da 16 pilastri a colonne sovrapposte su cui poggiano archi ogivali  e l'arco maggiore, e ampia abside a pianta poligonale.

Le navi laterali hanno volte a crociera con decorazione barocca mentre la navata centrale presenta un soffitto a cassettoni, di legno intagliato e dorato in cui sono incassati dipinti di F. Santafede, di G. V. Forli e Girolamo Imparato, soffitto commissionato dal cardinale Decio Carafa nel 1621 in sostituizione dell'originale a capriate lignee . Alla fine dello stesso secolo tutta la chiesa fu decorata di stucchi, mentre ad un intervento settecentesco si deve la trasformazione dell'abside ad opera del disegnatore e architetto senese Paolo Posi. Conservano il primitivo aspetto gotico le quattro cappelle che si aprono lungo il transetto. La prima, a partire da destra, fu costruita dall'arcivescovo Filippo Minutolo contemporaneamente al Duomo angioino. Il pavimento a mosaico, recentemente restaurato, da alcuni è ritenuto più antico e riutilizzato in questa cappella . Le pareti mostrano affreschi di epoche differenti, i più antichi risalgono al XIII secolo. La cappella attigua, della famiglia Tocco di Montemiletto , è dedicata a Sant'Aspreno . I lavori di restauro hanno messo in luce affreschi di varie epoche , da un intervento di Pietro Cavallini (1308) agli affreschi di Agostino Tesauro dipinti tra il 1516 e il 1519. Anche la prima cappella a sinistra, appartenente ai Galeota, presenta la struttura trecentesca mentre la decorazione è barocca, quella attigua, detta degli "Illustrissimi", è di particolare interesse per l'affresco, rappresentante l'albero di Jesse, attribuito a Lello da Orvieto .

Al XVII secolo risale invece un'altra delle testimoninanze artistiche più interessanti del Duomo: la Cappella del Tesoro di San Gennaro . Nel 1527, per un voto degli Eletti della città devastata dalla peste, si decise la costruzione di una cappella dedicata a San Gennaro . Il progetto fu affidato all'architetto teatino Padre Francesco Grimaldi. Per la decorazione furono chiamati all'opera gli artisti più importanti dell'epoca che fecero del Tesoro una delle più ricche e complete manifestazioni del barocco a Napoli.

Un breve accenno meritano anche le complesse vicende della facciata la cui realizzazione fu segnata dagli interventi di quattro epoche diverse . Il terremoto del 1349 fece crollare il campanile e la facciata del duomo angioino di cui non restano né descrizioni né immagini. All'epoca risalgono i due leoni stilofori , attribuiti all'ambito di Nicola Pisano, la "Mater Orbis" del lunettone centrale, attribuita a Tino di Camaino .

Il portale maggiore e gli archi delle porte laterali appartengono ad un momento già successivo , all'intervento di Antonio Baboccio da Piperno, a Napoli nei primi del '400 .

Neanche un secolo dopo la facciata fu nuovamente rimaneggiata per il volere del cardinale Riario Sforza su progetto di Enrico Alvino portato a compimento - con leggere modifiche - dagli architetti Nicola Breglia e Giuseppe Pisanti. Per le sculture decorative furono impegnati gli artisti più rinomati del tempo.
La nuova facciata fu inaugurata, ancora incompleta delle guglie laterali e di alcuni bassorilievi l'8 giugno 1905 .

Fiorella Angelillo

Succorpo del Duomo
Nel 1490 il cardinale Oliviero Carafa arcivescovo di Napoli ottenne di poter trasferire in città le reliquie del corpo di San Gennaro dall'abbazia di Montevergine dove erano conservate da secoli . I lavori per ricavare la cappella nella parte sottostante il presbiterio furono iniziati, non senza incontrare notevoli difficoltà di carattere tecnico, nel 1497. Nel 1501 furono alzate le colonne e nel 1506 fu consacrata. Si tratta, dal punto di vista decorativo e scultoreo, dell'insieme più significativo del cinquecento meridionale, sia per la qualità e l'omogeneità della realizzazione per il suo stato di conservazione . Tradizionalmente attribuito oltr e che per la direzione dei lavori di scultura, anche per la parte architettonica al comasco Tommaso Malvito, è stato di recente supposto che questi sia stato solo il traduttore di un progetto di Bramante .

Il vano, diviso in tre navate scandite da colonne, è interamente rivestito da marmi scolpiti. La decorazione si compone di lesene con con grottesche ed elementi allegorici che ornano gli altaroli laterali e di fondo, e di una serie di altorilievi raffiguranti la Madonna col Bambino, al centro, attorniata dagli apostoli e dai dottori della chiesa. Nell'esecuzione dei marmi Tommaso Malavito ebbe come aiuti il figlio Giovan Tommaso, Nunziato d'Amato ed altri. Continuando le porte bronzee sono su disegno del Malvito. Le scale di acceso erano decorate rilievi mitologici e allegorici tolti nel 1741-44.

Notevolissima è la scultura che raffigura il cardinale Carafa orante, un tempo attribuita allo stesso Malvito, ed ora ritenuta di un ignoto scultore romano. Nell'abside di una casa bronzea del 1511 racchiude un vaso medievale in cui sono conservate le ossa del santo .

Gian Giotto Borrelli

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