Via Duomo, 147
Foria
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Cenni Storici
Sorta nel nucleo di origine romana alla fine
del duecento su una precedente basilica paleocristiana, la Cattedrale di Napoli è ubicata
tra il Decumano Centrale, il Decumano Superiore e due cardini del tracciato
greco-romano.
Nella zona vi era stato un tempio dedicato ad Apollo, ed essa era stata poi
utilizzata per il culto cristiano con le Basiliche di Santa Restituta del IV
secolo, il Battistero di San Giovanni, la Basilica di Santa Stefania
del IV secolo e il Battistero Vincenziano. |
La costruzione del Duomo fu
voluta da Carlo I d'Angiò, proseguì durante il regno di Carlo II (1285-1309)
e fu completata nel primo ventennio del trecento da Roberto d'Angiò. La Chiesa,
danneggiata da vari eventi sismici, fu spesso restaurata e rimaneggiata e presenta quindi
notevoli sovrapposizioni di stili. L'intervento che più di ogni altro trasformò
l'impianto originario, fu quello del seicento che sovrappose decorazioni barocche alle
forme gotiche.
L'attuale facciata pseudo neogotica, rifatta da Enrico Alvino alla fine dell'ottocento,
conserva il portale gotico del 1407 fatto da Tino di Camaino; i due portali
laterali sono anch'essi tardo gotico come l'altissima guglia con l'incoronazione della
Vergine, interessanti sono solo i portali in "gotico-fiorito" opera
dell'abate Antonio Baboccio da Piperno che operò a Napoli negli ultimissimi anni
del Trecento e il primo decennio del Quattrocento.
La Cattedrale è a tre navate con transetto ed abside poligonale, con copertura a capriate
lignee nella navata centrale e a crociera nelle laterali. Il suo aspetto spaziale cambiò
per la costruzione di un soffitto a cassettoni dipinti da Vincenzo Forlì e Fabrizio
Santafede. Col passare degli anni si sono operate molte sovrapposizioni secondo della moda
dell'epoca travisando completamente lo stile originale della chiesa.
Di grosso interesse è il fonte battesimale che presenta su un gambo di porfido una
preziosa vasca di basalto egiziano, di provenienza pagana, con tirsi e maschere bacchiche
di pura fattura greca. Il fonte tutto è del Seicento.
Lungo le pareti della navata centrale vi sono tele di Luca Giordano; nelle Cappelle
laterali, oltre ad opere di Vaccaro, Perugino, Falcone e Solimena, vi sono pregevoli sepolcri
tra cui ricordiamo quello al Cardinale Sersale di San Martino. Ai lati della tribuna vi
sono la Cappella Minutolo, con pavimenti a mosaico e affreschi duecenteschi, e la
Cappella Tocco, con un affresco di Pietro Cavallini. Un vero gioiello rinascimentale
è il cosiddetto Succorpo di San Gennaro o cappella della confessione in purissime
forme quattrocentesche voluta dal cardinale Oliviero Carafa.
La Cappella del Tesoro è opera barocca dell'architetto Grimaldi. L'accesso alla
Cappella è chiuso da un bellissimo cancello dorato di Cosimo Fanzago, le sbarre a
"balaustra", se percosse, emettono un suono musicale gradevolissimo ed in
toni diversi.
La Cappella è a pianta centrale ed è coperta da una cupola con affresco del Lanfranco.
L'interno della cappella è un compendio del migliore Seicento napoletano, i marmi
preziosi connessi con quella abilità che fece la Scuola di pietre dure barocca napoletana
pari a quella, eccelsa, fiorentina. Dietro l'altare troneggia la grande statua di San
Gennaro, un bronzo del Finelli; ai lati dell'altare maggiore si trovano due enormi
candelabri d'argento del 1744. Altro particolare di grande interesse sono le 51
statue d'argento rappresentanti i compatroni di Napoli e che il primo
sabato di maggio vengono da sempre portate in processione per Napoli come "sacra
scorta" a quella di S. Gennaro . Il tesoro di S. Gennaro conserva i preziosissimi
doni fatti da molti regnanti europei e la famosa mitra d'argento di Matteo Treglia del 1713
tempestata di diamanti, smeraldi e rubini
In questa Cappella si conservano le ampolle con il sangue coagulato di San Gennaro
e il suo cranio. Fu eretta nel 1608 su progetto di Francesco Grimaldi per adempiere
a un voto dei napoletani fatto al santo patrono per essere scampati alla peste del 1526.
Il sangue si scioglie due volte all'anno, in maggio e in settembre,
rinnovando un prodigio di cui si sono occupati scienziati di tutto il mondo (un prodigio
che si verifica anche nel santuario di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, dove
si ravvivano le macchie di sangue su una pietra su cui il santo fu decapitato. Dalla
navata sinistra si scende nella basilica paleocristiana di Santa Restituta.
Essa fu edificata nel quarto secolo, ma in seguito assai trasformata, in onore dei Santi
Apostoli e Martiri. Nell'ottavo secolo fu consacrata a Santa Restituta. La Chiesa, al
tempo degli Angioini, divenne Cappella laterale del Duomo. Nel settecento, Arcangelo
Guglielmelli progettò un inconsueto boccascena absidale e in corrispondenza dell'ingresso
sistemò un organo con forte effetto prospettico. Sul soffitto vi è un dipinto di Luca
Giordano sulla vita di Santa Restituta. Annesso alla basilica è il più antico Battistero
paleocristiano dell'Occidente perché quello del Laterano è posteriore di
circa trent'anni, quello di San Giovanni in Fonte. La costruzione fu voluta
da dal vescovo Severo tra il febbraio del 363 e l'aprile del 409.
Scavi del Duomo
I lavori di restauro effettuati alla fine degli anni '60 nel Duomo hanno portato
alla luce una quantità notevole di strutture, che vanno dall'età greca all'alto
medioevo.
Al momento si può solo ipotizzare che
l'area occupata dal Duomo e dall'Arcivescovado nell'originario impianto urbanistico di
età greca era divisa da stenopoi (o cardines) - alcuni dei quali visibili negli scavi -
in quattro insulae . L'orografia scoscesa dell'area costrinse fin dalle origini a
realizzare una serie di muri di terrazzamento, mentre un piccolo edificio sacro fu
realizzato sullo stenopos corrispondente all'attuale via Duomo. Tutta l'area fu
probabilmente urbanizzata in epoca repubblicana e ristrutturata in epoca imperiale;
allorchè furono forse accorpate due insulae e realizzati grandi edifici a più piani.
Con l'avvento del Cristianesimo, furono
eretti i principali edifici religiosi della città, molti dei quali distrutti sul finire
del XIII secolo, allorchè fu costruita per volere di Carlo d'Angiò la nuova cattedrale.
Ad alcuni di essi sono riferibili degli splendidi pavimenti e mosaici, databili tra i V e
il VI secolo, come ad esempio quello che orna una piccola abside. raffigurante un
kantharos tra racemi e recante un'iscrizione che ricorda un voto assolto da un Vincentius,
forse il vescovo che nel VI secolo innalzò il battistero e l'accubitum.
Giuseppe Vecchio
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