PALAZZO FILOMARINO della ROCCA
Via Benedetto Croce, 12

Lo stabile della cultura
La prima costruzione è del XIV secolo, fu rifatta fra il 1512 e il 1530 per principi di Sanseverino di Bisignano e rimaneggiata nel 1650 (dopo i danni subiti durante la rivolta di Masaniello) e nel Settecento.

L'ingresso del Palazzo Filomarino definito lo stabile della Cultura La fondazione del palazzo risale all’età angioina. Nel secolo XIV la famiglia Brancaccio volle realizzare la sua dimora nei pressi della cittadella monastica di Santa Chiara, a quel tempo particolarmente cara al re Roberto ed alla regina Sancia. La fondazione dell’importante monastero francescano, posto al margine occidentale della città, contribuì ad attrarre l’interesse delle grandi famiglie napoletane per quest’area urbana fino ad allora periferica. Del palazzo medioevale restano solo i frammenti di due archi lungo le pareti dello scalone realizzata da Ferdinando Sanfelice; al principio del XVI secolo, l’edificio fu ricostruito e rifatto fra il 1512 e il 1530 dai nuovi proprietari i principi di Sanseverino di Bisignano con l’intervento di Giovan Francesco di Palma, che realizzò il monumentale portico del cortile. 

Un nuovo intervento di restauro si rese necessario nella seconda metà del Seicento per riparare, o meglio costruire, l’ala superiore dell’edificio, andata distrutta durante la sommossa di Masaniello, quando gli spangoli, per snidare i rivoltosi asserragliati nell’edificio, lo presero a cannonate. I nuovi proprietari, i Filomarino della Rocca, nel Seicento intrapresero ulteriori lavori di trasformazione.
A questa ultima ondata di lavori risale il bellissimo portale di Ferdinando Sanfelice in piperno, pietra molto usata a Napoli di origini vulcanica. Ma più delle pietre, ciò che del palazzo ci attira, è sicuramente l’immensa cultura, che le carte, i documenti e i libri emanano dalle recondite memorie. Il palazzo fu abitato da Benedetto Croce e dai suoi numerosi libri, frequentato da intellettuali, bibliofili o semplicemente da amanti della cultura.
Divenne punto di riferimento e d’incontro per i frequentatori del cenacolo crociano, dove si dice avesse scritto “Storie e leggende napoletane”. Croce si dichiarava legato alla città da una profonda passione e diceva: “il legame sentimentale col passato prepara ed aiuta l’intelligenza storica, condizione di ogni vero avanzamento civile e soprattutto assai ingentilisce gli animi”.
Al secondo piano, si contendono lo spazio gli 80.000 volumi personali raccolti dal filosofo, ancora alloggiati in casa Croce, e i 40.000 volumi dell’Istituto Italiano di Studi Storici, fondato dallo stesso Croce nel 1947. Stanze ed abitudini sono pressoché immutate ed ancora oggi figlie e nipoti di Croce accolgono visitatori, studiosi e borsisti dell’Istituto.
Al primo piano è stata trasferita da qualche anno la Biblioteca Nicolini, donata dagli eredi di Fausto e Nicola Nicolini. Altri 35.000 volumi per ricordare la lunga amicizia fra don Benedetto e don Fausto, nutrita dagli studi su Giambattista Vico, dal gusto per l’erudizione e dalla comune attenzione per la cultura napoletana, per i cibi e le curiosità.


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