Cenni Storici
Napoli, per le complesse vicende storiche vissute, non presenta
intatto l'intero circuito murario, questo perchè la città si è estesa notevolmente
soprattutto nel versante sud - occidentale e quindi le mura sono state più volte
distrutte e ricostruite sia per agglomerare i nuovi centri abitativi, per assicurare
migliori difese alla città. Alcuni strati di mura furono quindi spostati e alquanto
modificati nel corso dei secoli, i più significativi resti di mura e quindi le Porte
risalgono ai periodi Aragonesi e Vicereale ed interessano soprattuto il versante orientale
della città, tra il Corso Garibaldi e l'interno. Il lungo regno Angioino conferì alla
città uno sviluppo in tutti i campi: arte, cultura e urbanistica e proprio in questo
periodo il sistema murario venne ampliato. La città quindi era assurta a gran prestigio
tra i migliori centri europei. Cominciamo allora questa escursione alla riscoperta delle
porte e della loro cinta muraria. Con i regni di Alfonso prima, e Ferrante poi, si diede
via al progetto di recingere la capitale di una nuova e massiccia cinta muraria solcata
nel suo percorso da Porte e da possenti torri. Con la murazione aragonese, da Porta del
Carmine a Porta S. Gennaro secondo il Carletti "vi furono architettate quattro
Porte", cioè quella Capuana che se proprio non è la più antica è però la più
importante, che praticamente era l'ingresso ufficiale della città, poi c'era Porta Nolana
. Porta del Carmine e Porta S.Gennaro
Pietro da Toledo, energico vicerè spagnolo, promosse la nuova murazione, ultima opera
difensiva di Napoli, perhcè le antiche porte erano diventate facilmente vulnerabili e non
erano sufficienti a contenere una popolazione in continua crescita. Per quest'ultimo
motivo con l'andare del tempo, furono praticati dei varchi abusivi da quanti, abitando i
nuovi luoghi, lontani dalle porte principali della città non consideravano agevole
servirsi di queste.
I " Pertugi " furono poi trasformati in vere e proprie porte,
nacquero così Port'Alba e Porta Medina . Col regno dei Borboni, sancita la fine delle
fortificazioni sono smantellate le varie porte della città, restano solo: Porta Capuana e
Porta Nolana, di epoca aragonese quella di S.Gennaro e Port'Alba del periodo vicereale.
Castel Capuano: Fascino e Mistero di un monumento Simbolo della
Città
Castel Capuano è meta obbligata degli itinerari turistici della
Napoli antica. Troneggia con la sua possente mole in piazza Enrico De Nicola e sembra con
la sua torre, svettante verso il cielo, dominare da lontano, la Via Tribunali, al cui
termine è posta. Questo importante monumento cittadino è sorto lì dove in età greca,
era collocata la porta orientale di Neapolis, detta Campana, poi Capuana
nel XV secolo, perchè da essa si usciva per andare a Capua, e che era in asse con quella
detta forse Puteolana, che era all'etremità occidentale del decumano maggiore nell'area
di S.Pietro a Majella . In quest'area si trovava un'ampia Necropoli dell'antica Neapolis
che continuò ad essere usata fino all'età romana. Nel corso degli scavi compiuti nel
1858, per importanti lavori di restauro del Castello che gli hanno dato la veste attuale e
negli scavi del 1913, sono state rinvenute tombe e corredi di vasi di terracotta, lapidi e
suppellettili di una certa importanza, ora visibili nel Museo Archeologico Nazionale. Il
Castello vero e proprio sorse verso il 1150 in età normanna per volere del re Guglielmo
I, detto il Malo (dai napoletani per la sua avarizia) su un preesistente fortilizio di
età bizantina, in posizione strategica. Con l'avvento degli Svevi, Federico II, pur
elegendo Palermo a capitale del Regno, riconobbe l'importanza di Napoli come centro della
Campania e volle che il Castello, pur conservando funzione di fortezza diventasse dimora
reale. Affidò a Giovanni Pisano l'incarico di adattarlo alla funzione di presidenza
sontuosa, fuori dell'ordinario. Quindi insediò nel Castello il Conte di Palazzo con il
compito di amministrare la giustizia.
Con la dominazione angioina Napoli diventò Capitale del Regno e Città
Europea; Castel Capuano fu per tredici anni sede reale, prima della costruzione del
Maschio Angioino. Con le due regine, Giovanna I e Giovanna II, il castello diventò luogo
di festa e celebrazioni importanti, ma anche di intigri di tragedie che si vennero
consumando tra le sue mura. Durante il regno di Giovanni II, Castel Capuano fu teatro
dell'assassinio di Ser Gianni Caraccelo, Gran Siniscalco del regno, che era il braccio
destro e favorito dalla regina. In un complotto ordito, pare dalla duchessa di Santa,
regina di Giovanna II, Ser Gianni venne assassinato durante la notte in cui si
festeggiavano le nozze del figlio troiano, e poi scaraventato dalla finestra, che dava
verso S.Giovanni a Carbonara. Ma questo è soltanto uno degli eventi che nasconde questo
misterioso castello. Tra i pochi ambienti del Castello che conservano testimonianze
artistiche, vi è il Salone dei Busti, un tempo Regia Camera della Sommaria, decorata in
età borbonica ed in un piccolo ambiente attiguo vi è la splendida Cappella della
Sommaria cos' detta perchè vi pregavano i magistrati della Sommaria prima di riunirsi per
le loro deliberazioni. La decorazione della Cappella è articolata in pitture ad affresco,
rilegate in scomparti di stucchi dorati e grottesche.
La fontana di S.Caterina a Formiello
Costeggiando da sinistra Castel Capuano si arriva in piazza Enrico
De Nicola, ove di fronte vediamo la chiesa di San Caterina a Formiello, con l'antica porta
Capuana ed addossata al frontone del Castello la fontana di Formiello, una delle più
antiche della città che prese il nome, come dice il Capasso, dalla voce del vicino
formale o canale dell'acquedotto che lo alimentava.
Distrutti quasi completamente i grandiosi acquedotti costruiti dai romani,
Napoli veniva fornita di acqua potabile oltre che dalle locali sorgenti, dell'antichissimo
"Acquedotto dell Bolla" che aveva origine dalla valle del Sebeto. Della fontana
del Fornello se ne trova menzione fin dai tempi di Giovanna I, nelle opere del
Giureconsulto Luca da Penne, che, per quanto professore anche lui di un mulino, si
lamentava che l'acqua che doveva servire per il pubblico veniva deviata per alimentare
mulini privati. Oggi la fontana appare in decadimento, richiederebbe un restauro.
Porta Capuana: ingesso ufficiale della città
Alle spalle del Castel Capuano è la porta Capuana che è racchiusa
tra due poderosi torri aragonesi, alla destra della Chiesa di Santa Caterina a Formiello.
Questa porta è centro di convergenza delle vie di Poggioreale, del Borgo San Antonio
Abbate, e fu innalzata trasferendo in avanti quella antecedente che era più vicino a
Castel Capuana, per l'allargamento della cinta muraria voluta dal re Ferrante d'Aragona .
Notevole è il lato esterno della porta, racchiuso tra due poderosi torri aragonesi. La
prima pietra della cinta fu posta il 15 Giugno 1484, in breve, si giunse ad una grande
trasformazione di quei luoghi collocati ai confini o immediatamente fuori dalla città:
spazi come il fosso di via Carbonare, per esempio, che era in antico il luogo dove si
raccoglievano gli scarti, e che fino al tempo di Petrarca fu usato per violenti duelli di
squadre, o per giostre che ne erano la versione cortese. Lo stesso accadde per il Castel
Capuano che si trovò all'interno delle mura, residenza gentilizia, e nel periodo
vicereale, divenne tribunale.
Porta Nolana
Giunti in Piazza Nolana notiamo l'omonima Porta Nolana. Voluta dai
greci questa porta, antica quanto Napoli, era chiamata "Furcillensis"
in sostituzione di quella di Forcella o della Cannavaro che si trovava tra l'attuale
ospedale Ascalesi e l'Annunziata. Essa sorgeva all'estremità orientale del "Decumanus
Inferior" e precisamente a termine di quella biforcazione che fà
prendere alla zona di Forcella. Solo dopo il periodo medievale, prese il nome di
"Nolana", in quanto immetteva sulla strada per Nola e acquisì molto valore
durante la dominazione aragonese. Due torri la fiancheggiano ed hanno il nome "la
Cara Fè" (1557) quella al sud, è "la Speranza" quella al nord, con
l'indicazione MDLV. La torre Cara Fè è in parte cavata per la costruzione di vani
abitati e vi è un terreno adibito a bottega sul fronte di via Cesare Carmignano (una
finestrella è addirittura sull'arco). Sulla torre Speranza, invece vi si trova una fitta
vegetazione spontanea. La porta Nolana ha un'arco a tutto sesto e il fornice è rivestito
da un'ornia marmorea, abbastanza larga e incorniciata da un grosso toro.
Nella Piazza Nolana che da essa prende il nome, c'era un'antica parte d'età
augustea, che si trovava presso Forcella ed era detta così, perchè da essa si andava per
la via di Nola. La parte fu sportata nel luogo attuale nel 1484, quando Ferrante I
d'Aragona volle ampliare la cinta urbana delle mura.
Torre Spinella
Lungo via Nuova Marina sono quasi solo uno spartitraffico, i due
pilastri del Vado del Carmine elegante varco aperto dai tempi di Carlo di Borbone, su
disegno di Giovanni Bompiede nella cinta demolita e le torri chiamate La Brava e il trono,
più famosa quest'ultima come Torre Spinella, così detta nel nome del sovrintendente ai
lavori della nuova cinta, Francesco Spinelli; essa è il tratto delle mura aragonesi che
l'affianca sono ciò che resta del Castello del Carmine demolito nel 1906.
Porta del Carmine
A Piazza Guglielmo Pepe si apriva la demolita porta del Carmine. Edificata
nel 1484 fu demolita nel 1862 per allargare la via. Vi è una lapide sull'edificio
laterale, messa dal Municipio a ricordo: Ferdinando d'Aragona fabbricò in questo luogo la
Porta del Carmine nel 1484 circa quattro secoli dopo la demoliva il comune.
La porta originariamente esisteva già nel '300 ed era detta di Porta Nova o
del Mercato e stava per la precisione allo sbocco del cosiddetto Lavinaio.
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