IL DECUMANO INFERIORE: PIAZZA SAN DOMENICO MAGGIORE
Via S. Biagio dei Librai
Decumano Inferiore

Cenni Storici
Il percorso, che ricalca in parte l'antico Decumano Inferiore e, dunque, un frammento del Spaccanapoli, è tra i più interessanti del centro antico, per la presenza di fabbriche religiose monumentali e di aristocratici palazzi.

Spaccanapoli, cuore della Napoli antica tracciata dai Greci di Cuma, racchiude, tra gli affollati vicoli ed i suoi alti edifici, la memoria storica della città.
Il tracciato, in parte esterno al circuito delle mura greche, che ad occidente giungevano fino alla attuale piazza San Domenico, fu prolungato fino alla Porta Reale di età angioina, ubicata nell'attuale piazza del Gesù, naturale sbocco del prolungamento del Decumano Inferiore e destinata a diventare uno degli spazi urbani più ambiti degli ordini religiosi e della nobiltà del tempo.
Al termine di Via Benedetto Croce, Piazza San Domenico si apre bella e luminosa, offrendoci la sua storia e le sue strutture di pregio. Centro di vita mondana fin dal XVI secolo, fu luogo prediletto dall'aristocrazia napoletana che qui vi amava risiedere e passeggiare. E l'antico splendore, sembra oggi rivivere con i recenti restauri e la ritrovata vitalità che fa di questa piazza il vero cuore del centro antico. Nuovamente spazio aggregante, la piazza è frequentemente teatro di esibizioni programmate o spontanee, che le conferiscono un'atmosfera particolarmente calda e accogliente invitando alla partecipazione .

Via Benedetto Croce
Uscendo dal conplesso di Santa Chiara dal portale secondario, ci si trova su via Santa Chiara. Immediatamente a sinistra, i resti della chiesa di San Francesco delle Monache e di fronte la via San Sebastiano, rinomata strada sede dei più famosi liutai e venditori di strumenti musicali. Ad angolo con via Benedetto Croce vi è la chiesa di Santa Marta (sull'altare maggiore rimane un dipinto di Andrea Vaccaro). Ritornati su via Benedetto Croce si attraversa quel tratto del Decumano Inferiore che in età Angioina vide sorgere importanti palazzi patrizi. Tra questi citiamo: al civico 12 (sul lato sinistro del Decumano) il palazzo Filomarino dove visse e morì Benedetto Croce (1866-1956) fondandovi nel 1947 l'istituto per gli Studi Storici, e sulla destra, al civico 56, il palazzo Mazziotti. Fra i palazzi di via B.Croce particolarmente significativo perchè è di antica fondazione e perchè oggetto di numerose stratificazioni, ed il palazzo Venezia. Seguendo Spaccanapoli si incontra al cv. 45 il palazzo Carafa della Spina; risalente alla fine del XVI secolo, ma fu rifatto in forme barocche al principio del XVIII secolo. Un bella ed elegante scala settecentesca è in fondo al cortile del palazzo Tufarelli, corrispondente al civico 23 della via Benedetto Croce.

Piazza del Gesù
Al centro del vasto ed arioso impianto quadrilatero, la piazza è dominata dalla bianca mirabolante Guglia marmorea della Immacolata, retta tra il 1747 ed il 1750 su commissione dell'Ordine Gesuita quale simbolo al culto della Vergine e di propaganda religiosa nell'Ordine stesso. Realizzata su progetto di Giuseppe Genuino viene affidata per la decoraizone plastica a Matteo Bottiglieri e Francesco Pagano, quest'ultimo autore anche della statua dell'Immacolata in rame, raffiguarata trionfante sul drago, a coronamento della guglia.
Sul lato settentrionale della Piazza si affacciano gli edifici che facevano parte anticamente della parte insula gesuitica . A sinistra del palazzo, oggi sede del Liceo Classico "Antonio Genovesi", eretto nel 1592 per ospitare le congregazioni laiche che praticavano gli esercizi spirituali sotto la guida dei padri gesuiti. Degli antichi ambienti restano visibili il bel vestibolo di accesso alla scuola, in origine Sacrestia del Oratorio di Nobili, che conserva la volta con la ricca decorazione a stucco realizzata nel 1682 da Gian Domenico Vinaccia, raffigurante in altorilievo i busti di Cristo Benedicente, dalla Vergine e degli Apostoli racchiusi in elaborate cornici con motivi naturalistici.
Già in età greco-romana, la città veniva circondata da una cinta muraria, con pochi elementi ancora visibili a Piazza Bellini ad occidente, a Piazza Cavour a settentrione, a Piazza Calenda ad oriente, che serviva a proteggerla da eventuali pericoli di aggressioni esterne da parte di popoli nemici. 

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