LA CERTOSA DI S.MARTINO & IL MUSEO NAZIONALE
La Certosa di S.Martino e il museo nazionale
Largo San Martino 5. Tel. 081-5781769. Orario: martedì-venerdì 8.30-19.30, sabato e domenica 9.00-23.00. Lunedì chiuso.

Cenni Storici
Nel 1325 Carlo duca di Calabria, figlio del re Roberto d'Angiò, affidò l'incarico di costruire una Certosa sul colle di Sant'Elmo a Tino di Camaino, Francesco de Vito e Mazzeo di Malotto. Nel 1336, alla morte di Tino, subentrarono Atanasio Primario e Balduccio de Matha. Nel 1343 salì al trono Giovanna I e i lavori subirono un rallentamento fino al 1368 quando la chiesa fu solennemente consacrata alla Vergine Maria, a S. Martino e a Tutti i Santi. Per la costruzione della Certosa si preferì un progetto ardito:
sfruttare i dislivelli della collina tufacea impostando il complesso su due amplissime terrazze, innalzando poderosi pilastri uniti con archi a sesto acuto in funzione di contrafforti. I dettami del Concilio Tridentino, le accresciute ricchezze e l'aumento delle comunità monastiche determinarono il rinnovamento decisivo del complesso. Antesignano del nuovo corso fu il priore Severo Turboli, a partire dal 1580 circa. L'arte del Cinquecento trova momenti di esaltazione nel chiostro grande, il maggiore esempio di toscanità nell'Italia Meridionale, nella Sagrestia, nel Leggio monumentale.
Nel 1623 l'ingresso di Cosimo Fanzago segna un'ulteriore e definitiva svolta per la modernizzazione barocca del monumento la quale, grazie alla fervida e inesauribile fantasia del maestro ed alla sua focosa regia, trova anch'essa momenti di esaltazione nello stesso chiostro grande, nella chiesa monumentale con gli annessi e nel quarto del priore. Pittori, scultori, stuccatori, pipernieri, decoratori, ricamatori, orafi, argentieri, intarsiatori, intagliatori, mobilieri, fabbri, ceramisti, trasmuteranno l'austero aspetto gotico del complesso nell'attuale rutilante veste manieristica e barocca. Tutti concorsero alla realizzazione della varia,
composta, gentile e grave ricchezza del monumento, vera scuola dell'arte napoletana barocca e rococò. Lo splendore dei luoghi e del patrimonio d'arte richiamò l'attenzione costante di illustri personaggi italiani e stranieri, nonchè di artisti. Diari, appunti di viaggio, guide forniscono le prove della consolidata fama; giudizi lusinghieri espressero illustri viaggiatori stranieri che, nella tappa d'obbligo del Grand Tour, comprendevano una visita alla Certosa e al Quarto. Il sequestro delle oreficerie e delle argenterie, poi distrutte nella Zecca di Napoli, effettuato nel 1794 per ordine di Ferdinando IV ( sventura toccata in sorte ad altri insigni monumenti ecclesiastici ), fu un segno premonitore dei danni gravissimi e delle perdite che il complesso ed il patrimonio d'arte avrebbero sofferto negli anni a venire. La confisca e la dispersione del patrimonio d'arte della Certosa - nel 1799 la Certosa e la comunità monastica furono al centro degli avvenimenti della Rivoluzione napoletana di quei giorni contro la propria volontà, subendo le vendette di Ferdinando IV al suo rientro nella capitale dopo la fuga a Palermo - comprendente, tra l'altro anche la originale Quadreria già esposta nel Quarto del priore effettuata dalle autorità francesi nel 1806, e l'allontanamento della comunità monastica segnarono il tramonto del complesso. Soppresso l'ordine monastico con la legge del 22 giugno 1866, la Certosa, infine, passò al demanio dello Stato; con la legge del 7 luglio 1866 fu dichiarata monumento nazionale. Per volere
di Giuseppe Fiorelli il complesso passò alle dipendenze del ministero della pubblica istruzione elevandolo a museo tra i più antichi dello Stato unitario di fresca fondazione, aperto al pubblico dal 1866. Negli innumerevoli ambienti ormai vuoti il Fiorelli volle collocare anche un museo di " patrie memorie " in cui fossero presenti la storia, le arti e le industrie della antica capitale e del regno meridionale. Acquisti importantissimi e soprattutto donazioni e legati dettero impulso alla creazione del nuovo museo. Infatti accresciuto e riordinato tra il 1898 e il 1900, in quest'ultimo anno fu inaugurato solennemente. Spesso interessato a massicci lavori di restauro, sia a causa di sismi sia a causa della guerra, l'architettura originaria è stata seriamente compromessa. Alla ricchezza ed alla importanza delle collezioni d'arte di eredità certosina, ad onta delle distruzioni e delle dispersioni, si aggiunsero cospicue raccolte, di rilevante interesse storico-artistico e documentario.
Si segnalano, infatti, fra le collezioni di " Arti minori ", ad esempio quelle " Bonghi ", " Vandenheuvel ", " Orilia ", " Giustiniani ", " Del Vecchio "; fra le collezioni di " Cimeli storici " quelle " Ricciardi ", " Savarese ", " Ruffo "; fra le collezioni di disegni, incisioni e stampe quelle " Ferrara-Dentice ", " Caselli ", ecc.
Dal " Trittico " di Jean Bourdichon ai " Profeti " di Jusepe de Ribera, dall' " Adorazione dei pastori " di Guido Reni al " Trionfo di Giuditta " di Luca Giordano, dai " Busti di santi e beati certosini " di Cosimo Fanzago alle " Virtù e putti " di Giuseppe Sammartino, dal " Prevetariello " di Antonio Mancini al " Malatiello " di Vincenzo Gemito, al Presepe Cuciniello, alle Armi ed uniformi borboniche, ecc.,frammenti della vita, dei costumi, del paesaggio, spinti fino alla mitizzazione, fissati in immagini indimenticabili, si esplora la storia e la civiltà di una " Capitale " del passato.

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