Marina
Grande
Sulla costa settentrionale
di Capri, al centro di un'ampia insenatura, e' situata Marina Grande, il cui
grazioso abitato si e' sviluppato in prossimita' del porto, dove ogni giorno attraccano
navi traghetto e aliscafi che collegano l'isola con le altre localita' del golfo di
Napoli. Sempre da Marina Grande si puo' inoltre raggiungere il centro di Capri tramite la
funicolare, che in soli 3 minuti e mezzo conduce alla caratteristica Piazza Umberto I, la
cosiddetta "piazzetta", celebre punto di ritrovo turistico e mondano. Lungo la
via C. Colombo, poi, vicino alla chiesa di S. Costanzo, in cui sono conservate le spoglie
del santo patrono dell'isola, ha inizio la "scala fenicia", antico sentiero
scavato nella roccia con piu' di 500 gradini che, diversamente da quanto farebbe intendere
il nome, risale all'eta' greca e fino al 1877, anno in cui fu realizzata l'attuale strada,
costituiva l'unico collegamento con Anacapri. Frequentata per la sua attrezzata spiaggia,
Marina Grande e' anche luogo di partenza per compiere il periplo dell'isola e interessanti
escursioni via mare, alla volta della suggestiva Grotta azzurra. LArco di Capri
L'Arco Naturale e la
grotta di Matromania, con i Faraglioni e la Grotta azzurra, costituiscono alcune tra le
piu' interessanti attrattive naturalistiche dell'isola di Capri. Situato a 200
metri sul livello del mare lungo il versante orientale dell'isola, immerso in una
splendida cornice paesaggistica, l'Arco Naturale e' il risultato di uno straordinario
fenomeno di erosione della roccia calcarea, modellata fino ad avere la forma attuale.
Dedicata anticamente al culto di Cibele, Mater Magna, da cui deriva l'attuale nome, la
grotta Matromania e' invece un immenso antro naturale, che in epoca romana fu utilizzato
probabilmente come ninfeo.
La Grotta Azzurra
Considerata una delle
meraviglie non solo dell'isola di Capri, ma delle coste italiane in generale, la
Grotta Azzurra e' una cavita' carsica, abbassatasi, per effetto del bradisismo, di 20 m.
rispetto al livello del mare. Tale sprofondamento ha determinato l'occlusione di ogni
fonte luminosa diretta, eccetto un'apertura sotto il livello marino, per cui la luce,
penetrando, determina effetti di rara bellezza e crea una straordinaria atmosfera in cui
ogni cosa assume riflessi turchini e suggestive sfumature argentee. |
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L'interno -
lungo 54 m., alto 30 m. e largo 15 m. - cui si accede in barca attraverso un'apertura di
circa 2 metri x 1 sul livello del mare, presenta nell'angolo sud-occidentale tre passaggi
attraverso i quali ci si immette nella galleria dei Pilastri - dove e' possibile scorgere
i resti di un piccolo approdo romano - e, di seguito, in un corridoio ricco di stalattiti,
detto sala dei Nomi. La presenza di altri stretti passaggi tortuosi, notati lateralmente,
fa pensare a un complesso sistema sotterraneo, i cui cunicoli, secondo la leggenda,
avrebbero creato un collegamento con i sovrastanti edifici di Gradola e Damecuta, di epoca
romana. Gia' frequentato dai romani probabilmente come ninfeo marino, l'antro fu scoperto,
anzi riscoperto, il 17 agosto 1826 da un'originale spedizione costituita da Augusto
Kopisch, un poeta di Breslavia, Ernest Fries, un pittore svizzero, Michele Federico, un
albergatore del luogo, e Angelo Ferraro, un pescatore, che l'aveva in realta' gia'
esplorata precedentemente. Da allora la Grotta Azzurra e' divenuta uno dei luoghi piu'
visitati dell'isola e dell'intera Italia. Le escursioni in barca hanno come punto di
partenza i porticcioli di Marina Grande e Marina Piccola.
Anacapri
Anacapri e' nota anche per
le numerose e superbe testimonianze artistiche che conserva. Tra queste si segnalano le
chiese di San Michele e di Santa Sofia, quest'ultima di origine medioevale, la
villa S. Michele, costruita da Axel Munthe, medico e scrittore svedese, nel luogo
in cui sorgeva una cappella dedicata al santo e sulle rovine di una
preesistente villa romana,
il castello Barbarossa, a circa 400 m sul livello del mare, da cui si ammira un panorama
di straordinaria bellezza sul golfo di Napoli. Costruito prima dell'XI secolo, il castello
venne saccheggiato nel '500 dal pirata Khair ad-din, detto Barbarossa, da cui appunto
prende nome. Oggi, oltre ad alcuni ruderi, ne rimane solo il nucleo centrale, sede di un
centro di ricerca e di osservazione ornitologica gestito dalla fondazione svedese
intitolata ad Axel Munthe. |